L'Italia vira verso il futuro. I quattro anni che cambieranno il mondo del lavoro

Vira verso il futuro. I 4 anni che cambieranno il mondo del lavoro

“Il lavoro non sparirà”. E questa è già una buona notizia. È la risposta degli “operatori dell'occupazione” alla domanda che aleggia da almeno un ventennio su tutte le economie avanzate del Pianeta: “la tecnologia progredirà al punto da ridurre e poi annullare i posti di lavoro?”. La risposta è, appunto, no, non ci sarà un effetto azzeramento. Ma c'è anche un sì: sì, ci sarà una forte selezione e un cambio profondo, in Italia come nel resto del mondo. Nel giro di soli quattro anni. Ed è bene quindi che chi è in cerca di impiego o chi pensa di cambiare il proprio ne tenga conto.

A parlarne è stato uno che di ricerca di lavoro è uno dei massimi conoscitori in Italia, visto che “distribuire” lavoro a più persone possibile è, appunto, la sua mansione. Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro, l'associazione delle agenzie per il lavoro. “Nell'arco di meno di un quinquennio 300 mila posizioni lavorative cambieranno per la digitalizzazione. E molte di più, 500 mila posti, a favore della eco-sostenibilità. È lì il futuro del lavoro”, ha detto il 28 marzo, al convegno “Posti e percorsi. Il lavoro tra mappa e territorio” presso il CNEL, basandosi sul Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere, presentato il giorno prima, il 27 marzo.

Il futuro dunque è formarsi negli strumenti digitali del lavoro e, ancor più importante, proiettare le proprie competenze verso il mondo green. Nessun altro settore potrà competere. “Un posto di lavoro ogni 5, da oggi al 2023, sarà generato da imprese eco-sostenibili” si legge nel Rapporto Excelsior. Ma le agenzie per il lavoro, sensibili recettori capillari delle richieste aziendali individuano un altro settore, o meglio un importante sotto-settore del “green”. Ancora Ramazza: “Molto del rallentamento economico dell'Italia dipende dalle difficoltà del settore dell'automobile, che a sua volta soffre per le difficoltà dell'auto tedesca. Pochi sanno che il 60% di una Bmw è prodotto in Italia. Per il rilancio dell'industria dell'auto dobbiamo puntare sul futuro, che d'altronde è gia presente, cioè sull'elettrico”.

Articoli correlati

Presi per il PIL
Lavoro, ridurre l'orario per aumentare l'occupazione

Rai

Lavoro, ridurre l'orario per aumentare l'occupazione

Jobs & Skills
Lavoro, aumentano gli occupati. Ma i problemi restano irrisolti

Lavoro, aumentano gli occupati in Italia. Ma i problemi restano irrisolti

Jobs & Skills
Salario minimo, tutti entusiasti? Non proprio…

Salario minimo, tutti entusiasti? Non proprio…

Jobs & Skills

Italia, un lavoratore su cinque riceve un salario sotto i 9 euro lordi l'ora

Il 22% dei lavoratori dipendenti delle aziende private (esclusi gli operai agricoli e i domestici) ha una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi. Il calcolo è dell’Inps. E la cifra corrisponde alla soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato. Secondo l’Istat, fissando la soglia del salario minimo a 9 euro lordi l'ora 2,9 milioni di lavoratori incasserebbero un incremento retributivo medio annuo pari 1.073 euro. [continua ]

Jobs & Skills
Crescono gli occupati ma lavorano meno ore

quoted business

Italia, crescono gli occupati ma lavorano meno ore

Jobs & Skills
Secondo quoted business

Il paradosso (apparente) del mercato del lavoro italiano: la domanda supera l'offerta

"Saranno poco meno di 193 mila i posti di lavoro a disposizione nel triennio 2019-2021 nei settori della meccanica, Ict, alimentare, tessile, chimica, legno-arredo, sei tra i più rilevanti del Made in Italy". La notizia positiva giunge da Confindustria, nonostante le difficoltà attraversate dall’economia italiana. Ma c’è un aspetto paradossale messo in evidenza dall’organizzazione datoriale: "Uno su tre sarà introvabile". [continua ]

Jobs & Skills

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com