Onu: “L’industria alimentare sfrutta i braccianti”

L’inviata per i diritti umani ha visitato per 11 giorni Lazio, Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia e Sicilia. E nel suo rapporto scrive: “Metà della manodopera agricola è di migranti. Orari eccessivamente lunghi e salari troppo bassi per coprire i bisogni elementari”

Onu: “L’industria alimentare sfrutta i braccianti”

Hilal Elver, inviata esperta di diritti umani delle Nazioni Unite per puntare il dito contro il sistema alimentare italiano.

Orari eccessivamente lunghi, salari troppo bassi per coprire i bisogni elementari e migranti lasciati in un limbo senza poter accedere a lavori regolari: secondo l’Onu, metà della manodopera agricola italiana è costituita da migranti, per lo più irregolari. Manodopera “sfruttata dal sofisticato sistema alimentare dell’Italia”.

“Malgrado un Pil stimato di 2,84 mila miliardi di dollari, imprese innovative rinomate nel mondo, un vasto settore agricolo e un’industria manifatturiera moderna, i lavoratori e piccoli agricoltori portano un pesante fardello e sono sfruttati dalla sofisticata industria alimentare italiana”, scrive nella nota la Relatrice Speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, al termine di una visita di 11 giorni nel nostro Paese.

Secondo Elver, “come terza economia in Europa, questi livelli di povertà e di sicurezza alimentare sono inaccettabili”. E, poi, attacca il Decreto Sicurezza di Salvini: “Ha contribuito alla crescita dei migranti senza documenti e la illegalizzazione dei richiedenti asilo e spinto sempre più persone nel lavoro irregolare. Ci sono in Italia circa 680 mila migranti senza documenti, due volte quanti ce n’erano solo cinque anni fa”.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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