Cassa integrazione, in arrivo la ‘tempesta perfetta’

Se l’intento è prorogare fino a dicembre il blocco dei licenziamenti, il governo dovrà fare attenzione a non commettere un errore che potrebbe rivelarsi fatale: la misura dovrà andare in parallelo con l’estensione della cassa integrazione. E cosa avverrà da gennaio 2021?

Cig, in arrivo la ‘tempesta perfetta’

Dal Dopoguerra, e prima del Covid, il peggior anno per la cassaintegrazione in Italia era stato il 2010. In quell’anno erano state autorizzate circa 1.200.000.000 di ore.

Poi è arrivata la pandemia. Quest’anno (fino a maggio) sono state già concesse 1.800.000.000 di ore. Per un costo pari a 21 miliardi di euro. Probabilmente a fine anno si arriverà a 3 mld di ore.

Quindi, se l’intento è prorogare fino a dicembre il blocco dei licenziamenti, il governo dovrà fare attenzione a non commettere un errore che potrebbe rivelarsi fatale: la misura dovrà andare in parallelo con l’estensione della cassa integrazione (l’esecutivo potrà contare sui fondi messi a disposizione dal programma europeo ‘Sure’).

Altrimenti il rischio è che numerose imprese, nell’impossibilità di licenziare, non potranno fare altro che chiudere.

C’è poi un altro problema (ovvero cosa avverrà a partire da gennaio 2021) rispetto al quale l’Ocse ci ha messo in guardia. “Con la riapertura dell’economia parte del crollo occupazionale e di ore di lavoro sarà riassorbito, ma non tutto – ha avvertito l’economista Garnero -. Per alcuni settori, meno resilienti e anticiclici, la domanda non tornerà ai livelli pre crisi.”

“Ora viene il difficile – ha aggiunto Garnero - perché è necessario un mix di politiche molto più raffinato che da una parte protegga i lavoratori e dall’altra stimoli la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Il governo dovrà tenere conto (sin da ora) di queste parole se non vuole che la ‘tempesta perfetta’ si avveri davvero.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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