L’economia cresce, la disoccupazione non diminuisce

Il Rapporto dell'International labour office evidenzia una stabilizzazione del tasso delle persone in cerca di lavoro, che però resta elevato in molte aree del mondo. Un altro punto debole è la qualità dei lavori creati

Il nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) evidenzia che, a livello globale, la disoccupazione rimarrà nel 2018 ad un livello simile all’anno precedente, nonostante l’economia globale sia in ripresa ma con una forza lavoro crescente.

Secondo il World Employment and Social Outlook: Trends 2018 , il tasso di disoccupazione globale nel 2017 è stato pari al 5,6 per cento, che corrisponde a 192 milioni di disoccupati.

Nelle economie avanzate l'indicatore delle persone in cerca di lavoro dovrebbe diminuire di ulteriori 0,2 punti percentuali nel 2018 fino a raggiungere il 5,5 per cento. Si tratterebbe di una percentuale inferiore ai livelli pre-crisi.

Di contro, si prevede che la crescita dell’occupazione non sarà in grado di assorbire l’aumento della forza lavoro nei paesi emergenti e in via di sviluppo.

“L’economia globale non è ancora in grado di creare occupazione a sufficienza. Sforzi ulteriori devono essere messi in atto per migliorare la qualità del lavoro e per garantire che i guadagni derivanti dalla crescita siano distribuiti equamente”, ha chiosato Guy Ryder, direttore generale dell’ILO.

Il rapporto evidenzia che i progressi significativi compiuti negli anni passati per ridurre il numero di lavoratori in situazioni di vulnerabilità si sono sostanzialmente arrestati dal 2012. In questa condizione sono state rilevate nel 2017 circa 1,4 miliardi di persone a livello globale, mentre nei soli paesi in via di sviluppo sono interessati tre lavoratori su quattro.

Al contrario, il numero di lavoratori poveri continua a scendere nei paesi emergenti, dove si prevede che il numero di lavoratori in condizioni di povertà estrema raggiunga 176 milioni nel 2018, ovvero il 7,2 per cento di tutti gli occupati.

Anche i tassi di partecipazione femminile restano ben al di sotto di quelli maschili. Le donne, inoltre, sono maggiormente occupate in lavori di qualità inferiore e con retribuzioni inferiori rispetto agli uomini.

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