Francia, 3 settimane consecutive di sciopero

La Francia spende il 14% del Pil per la previdenza e in media i pensionati francesi percepiscono 2,5 assegni ciascuno. Intanto sindacati e governo restano lontani da un accordo e la protesta dimostra che riformare la giungla di quel sistema pensionistico è tanto necessario quanto complesso

3 settimane consecutive di sciopero

La tregua natalizia che molti invocavano non c’è stata, anzi. È il momento più delicato nello scontro tra governo e sindacati: arriva Natale e più della metà dei treni verranno cancellati per lo sciopero contro la riforma delle pensioni. Il premier Édouard Philippe parla di vaghi “progressi” nei negoziati, ma non fa alcun passo indietro sull’età dei 64 anni e annuncia nuove trattative a inizio anno. Intanto il capo dei sindacato Cgt, Philippe Martinez, annuncia un nuovo sciopero generale per il 9 gennaio.

E così, dal 5 dicembre, la Francia non trova pace. D’altronde, le pensioni sono una questione dirimente: la Francia spende il 14% del Pil per alimentare il sistema previdenziale, che vale per Parigi il terzo posto nella classifica dei Paesi Ocse dopo Italia e Grecia.

La riforma del sistema pensionistico fu uno dei punti forti del programma elettorale per la campagna presidenziale di Emmanuel Macron, che nel 2017 prometteva di voler arrivare a un sistema universale, dove “ogni euro versato darà a tutti agli stessi diritti”.

L’obiettivo è condivisibile: in Francia esistono 42 diversi regimi pensionistici obbligatori, frutto di concessioni accumulate negli anni. Secondo un rapporto del governo, l’82% dei pensionati riceve una pensione attraverso il regime cosiddetto “generale” dei lavoratori dipendenti.

La presenza di tanti regimi pensionistici, insieme all’esistenza di diverse casse di risparmio, crea una giungla pensionistica, che porta molte persone a ricevere più di una pensione. Basti pensare che in media i pensionati francesi percepiscono 2,5 assegni ciascuno.

La proposta di Macron è quindi volta a risolvere il problema inserendo un sistema universale a punti. Per ogni ora di lavoro effettuata verranno assegnati punti che varieranno da professione a professione. A fine carriera, i punti accumulati entreranno nel calcolo per determinare l’importo dell’assegno mensile da ricevere. La riforma inoltre prevede pensioni anticipate, a condizione che ci sia una riduzione del 5% per anno dell’assegno che si riceverà. Al contrario, ogni anno di ritardo e quindi di lavoro in più (e di contributi) verrà premiato con un aumento del 5% sull’importo della pensione.

L’obiettivo della semplificazione è probabilmente necessario. Il sistema della previdenza sociale in Francia si avvia verso un deficit che potrebbe arrivare tra 7,9 miliardi e 17,2 mld nel 2025, secondo un recente report del Conseil d’orientation des retraites (Cor).

Il progetto previdenziale influirà sulla vita di milioni di persone e su una parte consistente delle casse statali, ma potrebbe far passare l’attuale inquilino dell’Eliseo alla storia, se riuscisse a realizzare quello che nessuno dei suoi recenti predecessori è riuscito a fare: mettere la sua firma sulla più importante riforma del sistema pensionistico dal dopoguerra.

Nel frattempo, Parigi e la Francia restano paralizzate.

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