La crisi del lavoro negli Stati Uniti sta diventando strutturale?

Allarme dell’Ufficio bilancio del Congresso: “Ci vorranno anni prima che i licenziati per causa della pandemia tornino a lavorare”

La crisi del lavoro sta diventando strutturale?

Negli Usa ci vorranno anni prima che tutti quelli che sono stati licenziati per colpa della pandemia tornino a lavorare. Il ‘Congressional Budget Office’, l’Ufficio studi del Congresso Usa, un organismo bipartisan, lancia l’allarme.

Secondo l’analisi del Cbo, l’economia a stelle e strisce sta andando meno peggio del previsto: quest’anno il Pil crescerà del 3,7%, più di quanto il Cbo aveva previsto l’estate scorsa e nel 2020 il calo della crescita è stato molto inferiore alle stime iniziali.

Tuttavia il debito pubblico è esploso e l’economia Usa rimarrà al di sotto dei suoi livelli potenziali fino al 2025 e il numero di americani occupati non tornerà ai livelli pre-pandemici fino al 2024. Il problema è che siamo in presenza di una ripresa a forma di K, con alcuni settori che vanno bene e, altri, tutti ad alta intensità di lavoro, che vanno molto male.

Queste preoccupazioni sono le stesse di molti esponenti di spicco della Fed, che hanno ribadito che l’economia resta in profonda recessione e che saranno necessari altri aiuti fiscali per raggiungere una piena ripresa.

Oggi, infatti, tutto poggia sulla politica fiscale, che è più lenta di quella monetaria ma è più diretta, va a stimolare quei settori che più ne hanno bisogno, mentre la politica monetaria passa per le banche, non può privilegiare i settori più a rischio, può solo facilitare l’economia nel suo insieme.

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