Litio nel Lazio: parte il progetto Brain, l’Italia prova a entrare nella corsa alle materie prime critiche

Un impianto pilota a Cesano per estrarre litio dai pozzi geotermici: Rina, Altamin e Università dell’Aquila guidano l’iniziativa. Sullo sfondo, la strategia UE per ridurre la dipendenza dalla Cina

Litio nel Lazio: parte il progetto Brain

Nel Lazio prende forma uno dei progetti più ambiziosi della nuova politica industriale italiana sulle materie prime critiche. A Cesano, area geotermica a nord di Roma, è stato avviato il progetto Brain, che punta all’estrazione di litio dalle salamoie geotermiche attraverso un impianto pilota innovativo. L’iniziativa è sviluppata da Rina, dalla società Energia Minerals (controllata dall’australiana Altamin) e dall’Università dell’Aquila, con un investimento iniziale di circa 2,8 milioni di euro.

Finanziamento pubblico e ricerca su materie prime critiche

Il progetto ha ottenuto un finanziamento di circa 2,1 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mentre la restante parte è coperta dagli operatori industriali coinvolti. L’obiettivo è la caratterizzazione dei minerali critici presenti nelle salamoie geotermiche, con focus sul litio, elemento chiave per batterie, mobilità elettrica e accumulo energetico.

Dal laboratorio al mercato: il ponte verso la produzione industriale

Secondo i promotori, l’impianto pilota rappresenta un ponte tra la ricerca scientifica e una futura produzione industriale. La tecnologia di estrazione diretta del litio (DLE) da fluidi geotermici è considerata una delle soluzioni più promettenti per ridurre l’impatto ambientale rispetto all’estrazione mineraria tradizionale. Progetti simili sono già in sviluppo in Germania, Francia e Regno Unito, dove il litio geotermico viene visto come una fonte a basso contenuto di carbonio e ad alta integrazione con le rinnovabili.

Il contesto europeo: autonomia strategica sulle materie prime

L’iniziativa italiana si inserisce nel quadro della Critical Raw Materials Act (CRMA) dell’Unione Europea, entrata in vigore nel 2024, che mira a rafforzare la capacità interna di estrazione, raffinazione e riciclo delle materie prime strategiche. L’UE dipende ancora in larga misura dalle importazioni, con una forte concentrazione delle forniture in Cina, e punta a estrarre almeno il 10% del proprio fabbisogno annuale di materiali critici entro il 2030.

Litio, nuova geopolitica dell’energia

Il litio è considerato il “petrolio del XXI secolo” per il ruolo centrale nelle batterie per veicoli elettrici, nello storage energetico e nelle reti intelligenti. La corsa europea a progetti come Cesano risponde alla crescente competizione globale, con Stati Uniti, Cina e Australia che stanno consolidando catene di approvvigionamento e filiere industriali integrate.

Italia tra opportunità industriale e sfide ambientali

Per l’Italia, il progetto Brain rappresenta una svolta potenziale nella politica industriale e nella sicurezza energetica, ma apre anche interrogativi su impatti ambientali, accettabilità sociale e tempi di sviluppo. Se la fase pilota avrà successo, Cesano potrebbe diventare uno dei primi poli italiani di produzione di litio, contribuendo alla strategia nazionale sulla transizione energetica e sull’autonomia tecnologica.

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