Il mondo davanti a un nuovo shock petrolifero: sfondata quota 100 dollari al barile

La corsa inarrestabile tra energia, geopolitica ed economia di guerra

Davanti a un nuovo shock petrolifero: sfondata quota 100 dollari al barile

Il cuore della tensione resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta. Attraverso questo stretto transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa di gas naturale liquefatto destinato ai mercati globali. Con il conflitto in corso, il traffico navale è fortemente ridotto e molte petroliere sono rimaste bloccate o hanno deviato le rotte, alimentando ulteriormente le tensioni sui prezzi energetici. Secondo l’International Energy Agency, gli oleodotti alternativi della regione potrebbero deviare solo circa 4 milioni di barili al giorno, a fronte dei 20 milioni che normalmente transitano attraverso Hormuz.

La Cina tra i Paesi più esposti allo shock energetico

Tra le economie più vulnerabili al blocco energetico c’è la Cina, il principale importatore di petrolio al mondo. Secondo stime della società di analisi Kpler, Iran, Russia e Venezuela rappresentano circa il 40% delle importazioni petrolifere cinesi, mentre circa la metà del greggio acquistato da Pechino arriva dall’area del Golfo. Una dipendenza condivisa anche da altre economie asiatiche come Giappone e Corea del Sud, che stanno valutando misure straordinarie per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi.

Il nodo delle infrastrutture iraniane

A complicare ulteriormente il quadro c’è la distruzione progressiva delle infrastrutture energetiche iraniane e il possibile piano degli Stati Uniti per colpire l’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero di Teheran, attraverso cui transita circa il 90% delle esportazioni iraniane. Secondo Goldman Sachs, l’Iran produce circa 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 4% della produzione mondiale, con circa la metà destinata all’export.

Corsa senza fine

Nel frattempo il prezzo del greggio continua a salire: superata la soglia psicologica di 100 dollari al barile. L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo viaggia in ribasso di quasi il 7% dopo che nella notte tra l’8 e il 9 marzo il prezzo del greggio ha sfiorato i 120 dollari al barile. E non è finita qui: l’allargamento del conflitto alimenta i timori di un’offerta più limitata e di prolungate interruzioni delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz.

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