
“Ritornare al gas russo è impensabile”. È netta la posizione del commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, che chiude ogni spiraglio a un possibile ripensamento della strategia energetica europea. Dopo la crisi innescata dalla guerra in Ucraina, Bruxelles ribadisce la linea: ridurre in modo strutturale la dipendenza da Mosca.
Il caso Descalzi agita Roma e l’Ue
A riaccendere il dibattito sono state le dichiarazioni di Claudio Descalzi, che ha ipotizzato la necessità di sospendere il bando europeo sul gas naturale liquefatto russo previsto dal 2027. Un’uscita che ha creato imbarazzo politico, considerando che le decisioni energetiche spettano all’Unione europea e non ai singoli Stati.
Meloni prende le distanze
La premier Giorgia Meloni ha subito raffreddato il caso, sottolineando che si tratta di valutazioni tecniche e non politiche. Tuttavia, il tema resta sensibile: l’Italia è tra i Paesi più esposti alle dinamiche energetiche globali, soprattutto dopo le tensioni sullo Stretto di Hormuz.
Una crisi energetica destinata a durare
Secondo Bruxelles, anche in caso di fine immediata dei conflitti, i prezzi del gas non torneranno rapidamente ai livelli pre-crisi. “Serviranno anni, non mesi”, avverte Jørgensen, sottolineando come l’attuale scenario sia una crisi strutturale delle fonti fossili.
Diversificazione e rinnovabili: la strategia Ue
Dal 2022 l’Unione europea ha accelerato sulla diversificazione delle forniture, aumentando le importazioni da Stati Uniti, Algeria e Qatar e spingendo sulle rinnovabili. Oggi il continente consuma meno gas e produce più energia verde, ma la dipendenza resta ancora significativa.










