
Il governo di Canada ha stanziato 7 milioni di dollari canadesi (circa 4,9 milioni di dollari USA) a sostegno di un progetto minerario in Greenland dedicato all’estrazione di molibdeno, metallo cruciale per l’industria aerospaziale, energetica e della difesa.
Il finanziamento rientra nel programma sui minerali critici di Natural Resources Canada e segna un passaggio politico rilevante: secondo la società promotrice Greenland Resources, si tratta del primo investimento diretto di un Paese del G7 nel settore minerario groenlandese.
La miniera di Malmbjerg e il valore strategico del molibdeno
Il progetto riguarda la miniera a cielo aperto di Malmbjerg, nella Groenlandia orientale, che contiene importanti giacimenti di molibdeno, classificato come minerale critico sia da Stati Uniti sia dall’Unione Europea.
Il molibdeno è essenziale per rafforzare l’acciaio, aumentarne la resistenza al calore e alla corrosione e renderlo adatto a settori ad alta intensità tecnologica: dai motori aeronautici alle infrastrutture energetiche, fino ai sistemi militari.
Materie prime e sicurezza: la nuova geopolitica industriale
La mossa canadese si inserisce in una tendenza più ampia: la corsa occidentale alla riduzione della dipendenza dalla Cina nelle filiere strategiche.
Pechino controlla circa il 40% della produzione mondiale di molibdeno e, secondo dati recenti, ha introdotto nel 2025 nuove restrizioni all’export, aumentando la pressione sulle catene di approvvigionamento globali.
Parallelamente, Stati Uniti e Unione Europea stanno accelerando politiche sui “critical raw materials”, spingendo investimenti in nuove miniere, riciclo e partnership internazionali.
Groenlandia al centro delle nuove rotte strategiche
La Groenlandia, pur ricca di risorse minerarie, resta un mercato ancora poco sviluppato a causa di burocrazia, condizioni ambientali estreme e difficoltà infrastrutturali.
Negli ultimi anni l’isola è tornata al centro dell’attenzione geopolitica globale. L’interesse di Washington — riemerso anche durante la presidenza Trump con ipotesi di acquisizione respinte da Danimarca e autorità locali — ha contribuito ad accendere i riflettori sulle sue risorse naturali.
Oggi, più che un territorio periferico, la Groenlandia è considerata un tassello chiave dell’Artico strategico, dove energia, difesa e minerali critici si intrecciano.
Una partita ancora aperta tra investimenti e ostacoli strutturali
Nonostante l’interesse crescente, lo sviluppo minerario resta rallentato da tempi lunghi di autorizzazione, costi elevati e incertezza climatica.
Gli analisti sottolineano che il vero nodo non è solo l’estrazione, ma la capacità di trasformare questi progetti in filiere industriali integrate, riducendo la vulnerabilità delle economie occidentali alle restrizioni esterne.



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