Scontro Bruxelles-Roma, quella reazione (inaspettata) di Tria

Scontro Bruxelles-Roma, quella reazione (inaspettata) di Tria
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria

All'inizio si era ritagliato un ruolo da "pompiere" del Governo ponendosi tra M5s e Lega, aiutato da un carattere mite, poi si è cominciato a parlare di possibili dimissioni, successivamente rientrate. Fino alla reazione inaspettata.

Tutto è stato scatenato dalle Previsioni d’autunno di Bruxelles (diffuse giovedì 8 novembre) che mettono l’Italia per ultima nella classifica della crescita e, soprattutto, rivedono al rialzo i dati sul deficit: nel 2018 dall'1,7% previsto in primavera sale all'1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019. Il motivo è legato alle "misure programmate" come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che "aumenteranno significativamente la spesa". Il deficit nel 2020 sfonda il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. Peraltro, tale percentuale non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva, data la sistematica sterilizzazione.

È stato abbastanza per vedere il ministro dell’Economia in una versione inedita. "Le previsioni della Commissione relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo e derivano da un'analisi non attenta e parziale dei documenti forniti e dell'andamento dei conti pubblici, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia". Sono le parole di Tria, che si dice "dispiaciuto" della "défaillance tecnica della Commissione". Ma aggiunge: “Rimane il fatto che il Parlamento ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare".

Il problema è che la divergenza non è soltanto sul deficit. Le previsioni Ue tagliano il Pil italiano del 2018 da 1,3% a 1,1% e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%.

Il presidente del Consiglio non ci sta. Le previsioni dell’Ue "sottovalutano l'impatto positivo della manovra e delle riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e su debito e deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici". È quanto spiega in una nota Conte.

Ora prova lui a fare il "pompiere". Anche perché la permanenza di Tria nel Governo, nonostante l’attacco alla Commissione, rimane a rischio.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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