Il Governo cambia idea: il 2,4% si può modificare

Il Governo cambia idea: il 2,4% si può modificare
Matteo Salvini

Alla fine quella percentuale, difesa per settimane come grimaldello del “cambiamento”, può essere modificata. Lo fa capire Matteo Salvini in un’intervista all’Adn Kronos. “2,2%, 2,6%, non è una questione di decimali, ma di serietà e concretezza”, spiega il vicepremier e ministro dell'Interno. In realtà cambia e come: quei decimali valgono milioni. Ma l’obiettivo di Salvini era un altro. Ovvero aprire uno spiraglio nella trattativa con Bruxelles. 

Durante la cena del premier Conte con il presidente della commissione europea Jean-Claude Junker le posizioni sono rimaste lontane, e procedendo di questo passo l’Italia si avvia verso una procedura di infrazione per eccesso di debito che rischia di creare un mix esplosivo: crescente preoccupazione degli investitori, perdita di fiducia internazionale, spread alle stelle.

Dunque si cambia strategia. Come conferma la posizione del M5s: il dialogo può riaprirsi, ma le riforme restano. Salvini difende la riforma delle pensioni: partirà a febbraio - spiega - e vedrà una platea di aventi diritto di circa 600 mila persone. Ma sul reddito di cittadinanza non c'è chiarezza. Per il M5s deve andare alle famiglie bisognose, la Lega ha un’altra idea: "girarlo" al mondo del lavoro. “Dev’essere una misura da legare direttamente alle imprese” dice il leader del Carroccio. Probabilmente entrambe le misure, "Fornero" e "reddito", saranno annacquate. 

Nelle prossime settimane si vedrà quale sintesi verrà trovata. Sempreché lo spread, nel frattempo, non torni a superare livelli stellari.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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