“Austerità, quando funziona e quando no”

L'economista Paolo Guerrieri: “Nel caso delle economie molto indebitate, con un alto deficit e senza finanziamenti, c’è poco da fare. Ma nei paesi che, pur avendo un debito elevato, non hanno un problema di finanziamento, bisogna chiedersi quale sia la quantità giusta di austerità da somministrare"

“Austerità, quando funziona e quando no”

Metti attorno a un tavolo Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi al Festival dell'economia di Trento. Tre noti economisti e un convitato di pietra: l’austerità. Con questo termine gli autori del libro “Austerità, quando funziona e quando no” intendono una politica di bilancio restrittiva messa in campo da uno Stato, fatta di tagli alle spese pubbliche, con l’obiettivo di ridurre il deficit.

È come una medicina necessaria per pagare il conto degli errori commessi in passato. Come un farmaco, però, non si può dire se il suo utilizzo faccia bene o male a prescindere, ma ha bisogno di tutta una serie di considerazioni: a chi viene somministrata, per quale motivo, quale tipo si utilizza, e per quanto tempo?

“Nel caso delle economie che sono molto indebitate, con un alto deficit e senza finanziamenti, c’è poco da fare - afferma Paolo Guerrieri - un paese che si trova in queste condizioni non può far altro che applicare l’austerità. Ma nel caso degli Stati che, pur avendo un debito elevato, non hanno un problema di finanziamento, bisogna chiedersi quale sia la quantità giusta di austerità da somministrare, per non rischiare di peggiorare la situazione se si interviene in maniera troppo pesante”. Un po’ quello che è accaduto nell’epoca post crisi del 2008 alla Germania, un paese al quale il farmaco-austerità è stato dato anche se non ne aveva bisogno.

Un punto è invece fermo. “Le occasioni per mettere in campo delle politiche espansionistiche vengono spesso colte, ma quelle per cercare di aggiustare i conti vengono spesso mancate - ha detto Carlo Favero - In questo ultimo caso, succede che il deficit e il debito pubblico che si accumulano diventano molto alti”. Non per caso, “tutti i punti negativi toccati dal debito italiano sono associabili alle fasi storiche in cui sono state realizzate riforme pensionistiche - prosegue Favero - che puntano a favorire il presente ma non le generazioni future”.

Ma non c'è solo il caso italiano, tedesco o greco. Nel libro dei tre economisti sono analizzati centinaia di programmi di austerità attuati dai governi di Paesi avanzati a partire della fine degli anni '70 ad oggi. Quello che è emerso è che tagliare le spese è molto meno dannoso che alzare le tasse.

Fonte
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