L’Ue posticipa l’introduzione della digital tax. Francia e Italia proseguono da sole

Posticipata la digital tax. Francia e Italia proseguono da sole

La Francia aveva provato a convincere, insieme alla Germania, la Commissione europea a introdurre una digital tax entro dicembre. Ma l’idea è stata avversata da una serie di paesi, tra i quali Irlanda, Repubblica Ceca, Svezia e Finlandia.

All'inizio di quest'anno, infatti, Bruxelles aveva ipotizzato una tassa del 3% sulle entrate delle grandi società operanti su Internet con ricavi a livello globale superiori a 750 milioni di euro l'anno ed entrate imponibili maturate nell'Ue non inferiori a 50 mln. Ma il progetto si è arenato.

Così la Francia ha deciso di proseguire da sola. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha assicurato che un provvedimento contenente la digital tax dovrebbe entrare in vigore entro il primo gennaio e ha anche detto di aspettarsi un gettito annuale da 500 mln.

Nel mirino ci sono le solite quattro: Google, Apple, Facebook e Amazon. Sono accusate dall’Eliseo (e non solo) di aver pagato le tasse sui redditi maturati nell’Ue in paesi come Irlanda e Lussemburgo, dove sono stati garantiti trattamenti fiscali di favore. Sta cominciando, invece, a passare l’idea che l’assoggettamento fiscale debba avvenire non laddove le società hanno sede, bensì ove sono localizzati gli utenti.

La Francia ad ogni modo non è sola. Anche il Regno Unito e l’Italia si muovono. Il ministro dell’Economia britannico, Philip Hammond, ha annunciato di voler introdurre una tassa sul digitale a partire da aprile 2020. E il vicepremier Luigi Di Maio ha chiarito che non si tratta di "una misura punitiva", ma di un provvedimento "che guarda agli over the top per cercare di riallineare alcune posizioni di concorrenza sleale”. La web tax ha bisogno del decreto ministeriale Mef-Mise per essere emanata e il provvedimento dovrebbe essere pronto ad aprile.

La nuova "imposta sui servizi digitali" prevede una nuova tassa del 3% sui ricavi delle aziende che prestano servizi digitali e che hanno un ammontare complessivo di ricavi pari o superiore a 750 mln, di cui almeno 5,5 mln realizzati nel territorio italiano. La misura è giustificata dal fatto che nel 2016, ad esempio, la somma di quanto versato da Facebook, Apple, Amazon e Twitter (oltre a Airbnb e Tripadvisor) è stata pari a circa a 11,7 mln. Dalla misura appena varata, il Governo italiano spera di incassare almeno 150 mln il prossimo anno e oltre 600 negli anni successivi.

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