Emilia-Romagna contro Veneto: chi vince su tasse e sanità?

Il fact-checking sulle dichiarazioni su Veneto ed Emilia-Romagna del direttore di Libero Pietro Senaldi e del presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Emilia-Romagna contro Veneto: chi vince su tasse e sanità?

Le dichiarazioni

Bonaccini: “La mia avversaria ha detto in una tribuna elettorale che lei se vincerà cancellerà l’Irpef e l’Irap. Uno che dice una cosa così vuol dire che non ha idea di cosa sta parlando”.

Senaldi: “I veneti non pagano l’Irpef addizionale e hanno una sanità migliore dell’Emilia-Romagna”.

È vero che in Veneto i contribuenti non pagano l’addizionale regionale all’Irpef? Ed è altresì vero che il Veneto può vantare una sanità superiore a quella dell’Emilia-Romagna?

Fiscalità in Veneto ed Emilia Romagna

L’addizionale regionale all’Irpef è una quota tributaria aggiuntiva all’Irpef e si applica al reddito complessivo determinato ai fini Irpef. Il suo gettito concorre al finanziamento del Servizio sanitario nazionale.

Entro i limiti fissati dalla legge, ciascuna regione (o provincia autonoma) ha spazio di manovra per modificare l’aliquota di base dell’addizionale all’Irpef. A partire dal 2012, l’aliquota di base è pari all’1,23 per cento e in tutte le regioni si paga almeno questa aliquota minima. Non è quindi esatto affermare che i veneti non pagano l’addizionale all’Irpef (primo verdetto).

Dopodiché, le regioni ordinarie hanno facoltà di maggiorare l’aliquota di base fino a 2,1 punti percentuali, mentre quelle a statuto speciale e le province autonome fino a 0,5 punti.

Il Veneto, per esempio, ha scelto di adottare dal 2011 un’aliquota unica pari a quella: 1,23%. Diverso l’assetto fiscale dell'Emilia Romagnal che ha optato per mantenere la struttura progressiva a scaglioni prevista per l’Irpef e di applicare aliquote crescenti.

Anche in Veneto si paga un’addizionale all’Irpef dell’1,23 per cento, che contribuisce al finanziamento della sanità; è vero che la regione non ha aumentato l’aliquota di base, pur avendone facoltà, ma non l’ha neppure ridotta né tantomeno azzerata.

Secondo la griglia Lea, che prende in considerazione 33 indicatori, la vetta della classifica è in effetti del Veneto (con 222 punti su 225), ma al secondo posto si piazza proprio l’Emilia-Romagna a un solo punto di distanza (221).

Pertanto, la dichiarazione sull’addizionale Irpef è falsa, mentre quella sulla sanità è parzialmente falsa (secondo verdetto).

Fonte

Indicatori

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I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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