Salute mentale, il conto è sempre più salato: depressione e ansia costano all’Europa miliardi di euro

I disturbi mentali non rappresentano soltanto una sfida sanitaria e sociale, ma anche un enorme costo economico. Tra calo della produttività, assenteismo, pensionamenti anticipati e aumento della spesa pubblica, depressione, ansia e dipendenze sottraggono ogni anno punti di Pil alle economie europee. E il fenomeno è destinato a crescere.

Salute mentale, il conto è sempre più salato

Negli ultimi anni la salute mentale è uscita dagli ambulatori per entrare stabilmente nel dibattito economico e politico. La pandemia di Covid-19, l'aumento dell'incertezza sociale, le tensioni geopolitiche e le difficoltà economiche hanno contribuito a rendere sempre più diffusi disturbi come depressione, ansia e abuso di alcol.

Secondo le più recenti analisi europee, il disagio psicologico non incide soltanto sulla qualità della vita delle persone, ma rappresenta anche uno dei principali fattori che limitano la crescita economica, con effetti diretti sulla produttività del lavoro e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare.

I Paesi più colpiti: Nord ed Est Europa in testa

L'impatto economico dei disturbi mentali varia sensibilmente da Paese a Paese. I costi più elevati, rapportati al Prodotto interno lordo, si registrano soprattutto nei Paesi nordici e baltici.

Lituania, Finlandia e Lettonia superano il 2% del Pil annuo in costi legati a depressione, ansia e alcolismo. In queste economie pesano diversi fattori: l'invecchiamento della popolazione, la diffusione dell'isolamento sociale, le condizioni climatiche particolarmente rigide e, in alcuni casi, una maggiore incidenza del consumo problematico di alcol.

L'Italia presenta un impatto più contenuto, stimato intorno all'1,4% del Pil, ma il dato resta comunque significativo considerando le dimensioni dell'economia nazionale.

Assenze dal lavoro e pensionamenti anticipati: il peso nascosto della crisi psicologica

Gran parte dei costi economici deriva dalla perdita di produttività.

I lavoratori che soffrono di disturbi mentali registrano mediamente più giorni di assenza, una riduzione delle ore lavorate e una maggiore probabilità di uscire precocemente dal mercato del lavoro. A ciò si aggiungono le spese sostenute dai sistemi sanitari per cure, terapie e assistenza specialistica.

Secondo diverse stime internazionali, la depressione è oggi una delle principali cause di disabilità nel mondo e rappresenta una delle maggiori minacce alla produttività delle economie avanzate.

Perché i numeri sono più alti nei Paesi più sviluppati

Un dato apparentemente sorprendente è che i costi economici risultano spesso più elevati nei Paesi con sistemi sanitari più efficienti.

La ragione è semplice: dove esistono strumenti più avanzati di prevenzione, diagnosi e monitoraggio statistico, il disagio psicologico viene rilevato con maggiore precisione. Inoltre, nelle economie ad alta produttività ogni lavoratore genera un valore economico più elevato; di conseguenza, la perdita di produttività dovuta a problemi di salute mentale produce effetti più pesanti sul Pil.

In altre parole, numeri più alti non significano necessariamente una popolazione più fragile, ma spesso una maggiore capacità di misurare il fenomeno.

Una sfida destinata a crescere

Le organizzazioni internazionali, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità all'OCSE, sottolineano da tempo che investire nella salute mentale non è soltanto una scelta sanitaria, ma una vera politica economica.

L'invecchiamento demografico, la digitalizzazione del lavoro, la diffusione dello stress cronico e i cambiamenti sociali in atto rischiano infatti di amplificare ulteriormente il fenomeno nei prossimi anni.

Per gli esperti, ogni euro investito nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi mentali può generare ritorni economici significativi grazie alla riduzione delle assenze dal lavoro, al miglioramento della produttività e alla diminuzione dei costi sanitari e previdenziali.

Il benessere psicologico come motore della crescita

La salute mentale non è più soltanto una questione individuale. È diventata un indicatore strategico della competitività di un Paese.

Le economie che sapranno investire in prevenzione, assistenza psicologica e inclusione sociale avranno maggiori possibilità di mantenere elevati livelli di produttività e coesione sociale. Perché il benessere delle persone, oggi più che mai, è una componente fondamentale della crescita economica.

Fonte
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