Harald V, addio al re che ha modernizzato la Norvegia

Il sovrano norvegese è morto a 89 anni al Rikshospitalet di Oslo. Sul trono dal 1991, Harald V lascia un’eredità fatta di sobrietà, modernizzazione della monarchia e forte vicinanza ai cittadini. Gli succede il figlio Haakon VIII

Harald V, addio al re che ha modernizzato il paese

Harald V era nato il 21 febbraio 1937 a Skaugum, diventando il primo principe norvegese a nascere in patria dopo secoli di sovranità condizionata dalle unioni con Danimarca e Svezia.

Quando nel 1940 la Germania nazista invase la Norvegia, la famiglia reale fu costretta all’esilio. Harald trascorse parte dell’infanzia negli Stati Uniti, prima di rientrare in patria nel 1945. Un’esperienza che avrebbe contribuito a plasmare il suo rapporto con il Paese e con i suoi cittadini.

Il principe che scelse l’amore

Uno degli episodi più emblematici della sua vita fu la storia d’amore con Sonja Haraldsen, una donna borghese lontana dalle tradizionali dinastie europee.

Harald arrivò a dichiarare che avrebbe rinunciato al matrimonio pur di non rinunciare a lei. Dopo anni di attesa arrivò il via libera e nel 1968 i due si sposarono.

Quella scelta contribuì a trasformare la monarchia norvegese, rendendola più vicina alla società contemporanea. La coppia ebbe due figli: la principessa Märtha Louise e il principe Haakon.

Dal 1991, “Tutto per la Norvegia”

Harald salì al trono il 17 gennaio 1991, dopo la morte del padre Olav V, mantenendo il motto della dinastia: “Alt for Norge”, “Tutto per la Norvegia”.

Per oltre 35 anni ha interpretato il ruolo di sovrano costituzionale con uno stile sobrio e poco incline all’apparenza. Il suo obiettivo è stato quello di mantenere la monarchia al passo con una società sempre più moderna e pluralista.

Un re sportivo e vicino alla gente

Harald è stato anche un grande appassionato di sport. La vela era la sua disciplina preferita e partecipò a tre edizioni dei Giochi olimpici, conquistando inoltre importanti titoli internazionali.

La sua immagine pubblica è rimasta lontana dall’opulenza e fortemente legata alla vita quotidiana dei norvegesi. Nel corso del regno è diventato una figura di riferimento nei momenti più drammatici della storia recente del Paese, compreso il trauma degli attentati terroristici del 22 luglio 2011.

Una monarchia più inclusiva

Uno dei momenti più significativi del suo regno è arrivato nel 2016, quando Harald pronunciò un discorso diventato celebre per il messaggio di apertura e inclusione rivolto a una Norvegia sempre più multiculturale.

Il sovrano difese l'idea di una società capace di accogliere differenze, identità e orientamenti diversi, rafforzando l'immagine di una monarchia moderna e adattabile ai cambiamenti sociali.

Gli ultimi anni tra malattia e ricoveri

Negli ultimi anni la salute del sovrano si era progressivamente deteriorata. Harald aveva affrontato diversi ricoveri, problemi cardiaci e l'inserimento di un pacemaker permanente dopo una grave infezione nel 2024.

Il 17 agosto 2026 era stato nuovamente ricoverato al Rikshospitalet di Oslo per complicazioni legate a un’anemia emolitica. Nei giorni successivi le sue condizioni erano peggiorate a causa di un’infezione batterica nel sangue. Il 27 agosto la Casa reale aveva definito il suo stato “molto grave”.

La fine di un'epoca

Harald V è morto oggi, 28 agosto 2026, a 89 anni, al Rikshospitalet di Oslo. Con lui si chiude una delle pagine più importanti della monarchia norvegese contemporanea.

Per oltre tre decenni è stato il volto di una monarchia discreta, moderna e profondamente radicata nella società.

Haakon VIII sul trono

A raccogliere l'eredità sarà il figlio Haakon Magnus, 53 anni, che diventa re Haakon VIII.

Haakon ha già svolto più volte il ruolo di reggente durante le assenze del padre e arriva al trono con una lunga esperienza istituzionale. Al suo fianco ci sarà la moglie Mette-Marit, ora regina.

La nuova monarchia dovrà però affrontare una fase delicata, segnata dalle controversie che negli ultimi anni hanno coinvolto alcuni membri della famiglia reale e da un calo del sostegno popolare all'istituzione.

Fonte
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