Sauditi nel cda della Scala. È scontro

Sauditi nel cda della Scala. È scontro

La questione dell’ingresso dell’Arabia Saudita nel cda del Teatro alla Scala, il principale teatro lirico in Italia, a fronte di un finanziamento da 15 milioni di euro infiamma il confronto politico.

Con delle prese di distanza che finiscono per irritare il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Ora parla anche il vicepremier Matteo Salvini: "I sauditi? Possiamo farne a meno", dice schierandosi con il governatore leghista contro cui si sono scagliate le ire del primo cittadino di Milano. Sala aveva raccomandato a tutti di tacere e di aspettare il cda straordinario del 18 marzo, ma dopo l'ennesima uscita giornalistica, si è visto costretto a puntualizzare alcuni aspetti, stavolta rispondendo al presidente della Regione Lombardia, socio di punta della Fondazione insieme al Comune.

L'accordo prevede la donazione di 3 milioni di euro per cinque anni più altri 100 mila euro annui per finanziare l’accademia per musicisti. Tre le ipotesi sul tavolo: l’ingresso nel cda del principe Badr, quella di un rappresentante del ministero della Cultura saudita o di una compagnia petrolifera araba.

Intanto, nei giorni scorsi, il ministro dei Beni Culturali,  Alberto Bonisoli, aveva raccontato di un incontro con il suo omologo saudita e di "un progetto complessivo di apertura culturale nei confronti dell'Occidente in generale e in particolare dell'Italia". 

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