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Il Giappone non vuole rinunciare al boom del turismo internazionale, ma è sempre più deciso a governarlo. Di fronte a un numero record di visitatori e alle crescenti proteste dei residenti, il governo e molte amministrazioni locali stanno valutando una strategia destinata a far discutere: far pagare di più i turisti stranieri rispetto ai cittadini giapponesi.
L'obiettivo è duplice: continuare ad attrarre visitatori da tutto il mondo e, allo stesso tempo, reperire nuove risorse per finanziare infrastrutture, trasporti, servizi pubblici e tutela del patrimonio culturale, sempre più sotto pressione a causa dell'overtourism.
Record di visitatori e obiettivo 60 milioni entro il 2030
Il turismo rappresenta ormai uno dei principali motori dell'economia giapponese. Dopo la riapertura delle frontiere post-pandemia, il Paese ha registrato una crescita senza precedenti degli arrivi internazionali, favorita anche dalla debolezza dello yen, che rende il Giappone una delle destinazioni più convenienti per molti viaggiatori.
Il governo guidato dal primo ministro Shigeru Ishiba ha confermato l'obiettivo strategico di raggiungere 60 milioni di turisti stranieri all'anno entro il 2030, quasi il doppio dei livelli precedenti alla pandemia, facendo del turismo uno dei pilastri della crescita economica nazionale.
Prezzi differenziati: il modello è già partito
La cosiddetta "dual pricing" non è più soltanto un'ipotesi. Diverse attrazioni turistiche, musei, impianti sciistici e siti culturali hanno già introdotto o stanno sperimentando biglietti con prezzi differenti tra residenti e visitatori internazionali.
Anche alcune amministrazioni locali stanno valutando l'introduzione di nuove tasse di soggiorno e contributi d'accesso, seguendo l'esempio di città come Kyoto, dove il forte afflusso turistico ha alimentato problemi di traffico, affollamento e convivenza con i residenti.
Secondo le autorità, chi beneficia maggiormente delle infrastrutture turistiche può contribuire in misura più significativa al loro mantenimento.
Il fenomeno dell'overtourism preoccupa sempre più governi
Il Giappone non è un caso isolato. Negli ultimi mesi anche Venezia, Barcellona, Amsterdam, Bali e numerose altre destinazioni hanno introdotto ticket d'ingresso, limiti agli affitti brevi o nuove imposte per contenere gli effetti del turismo di massa.
L'Organizzazione Mondiale del Turismo (UN Tourism) sottolinea come la sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente aumentare il numero dei visitatori, ma garantire un turismo sostenibile, capace di generare ricchezza senza compromettere la qualità della vita delle comunità locali.
Più turismo, ma con nuove regole
Il Giappone sembra aver scelto una strada pragmatica: non limitare gli arrivi, bensì redistribuirne i costi. L'idea di chiedere un contributo economico maggiore ai turisti stranieri potrebbe diventare un modello osservato anche da altri Paesi alle prese con l'overtourism.
Una scelta destinata a far discutere, ma che riflette una domanda sempre più attuale: come conciliare il successo del turismo globale con la tutela delle città, del patrimonio culturale e della qualità della vita dei residenti?









