Quella patrimoniale che pochi italiani vedono. Per ora

Quella patrimoniale che pochi vedono. Per ora

I prezzi delle azioni e obbligazioni italiane sono crollati da quando il governo giallo-verde si è insediato, determinando (oltre alla fuga di parte degli investitori) forti perdite per i risparmiatori: una specie di tassa patrimoniale “virtuale”. In realtà, la perdita ricade sull’investitore solo nel momento in cui vende le attività in suo possesso. I valori azionari sulla Borsa di Milano hanno, tuttavia, perso il 22% negli ultimi sei mesi, mentre i prezzi delle obbligazioni sono scesi in modo rilevante (ad esempio l’11% nel caso di Btp decennali).

Tutto farebbe pensare a una perdita di consenso per il Governo Conte.Perché non sembra essere così? La risposta – fornita sul sito lavoce.info da Angelo Baglioni e Massimo Bordignon- è nella composizione della ricchezza delle famiglie italiane che rende tangibile solo per pochi, al momento, la patrimoniale virtuale.

Il patrimonio delle famiglie è composto in netta prevalenza (87%) di attività reali, tra cui spicca la casa di residenza (che non è oggetto di frequenti compra-vendite). E solo il 20% più ricco della popolazione ha una quota consistente (40-50%) della propria ricchezza finanziaria investita in strumenti valutati a prezzi di mercato: obbligazioni (tra cui titoli di stato), azioni e quote di fondi comuni.

Ecco spiegato il motivo per cui il crollo della Borsa italiana e dei prezzi delle obbligazioni viene avvertito direttamente solo da una parte minoritaria della popolazione. Ciò non vuole dire che il resto della popolazione non subisca le conseguenze delle perdite di valore. La svalutazione dei titoli di stato, connessa all’aumento dello spread, impone costi rilevanti alle banche italiane, decurtando il loro patrimonio e rendendo più costoso il finanziamento tramite emissione di obbligazioni. Ciò indebolisce gli istituti di credito e li induce ad alzare i costi per la clientela: i tassi d’interesse sui nuovi mutui sono già aumentati. Le imprese, per parte loro, temono un inasprimento delle condizioni di credito: minore disponibilità e maggiori tassi d’interesse.

La conclusione è che, alla fine, tutti risentono delle conseguenze indirette della patrimoniale virtuale, ma pochi la subiscono direttamente e ne hanno una chiara percezione. Perciò il suo costo politico è basso, almeno nel breve periodo.

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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