Fine del segreto bancario in Svizzera. Ora è obbligatorio comunicare i dati fiscali

Fine del segreto bancario. Ora è obbligatorio comunicare i dati
Ginevra

Fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile anche solo immaginarlo. Invece, è in corso un cambiamento epocale per le banche elvetiche: entra in vigore a fine settembre lo scambio automatico di informazioni fiscali tra la Svizzera e un centinaio di paesi, tra i quali l'Italia. Ciò significa che il governo elvetico trasmetterà, da allora in poi, i dati bancari dei propri clienti ai colleghi degli Stati con cui è stato stipulato l'accordo.

Dietro la spinta verso questo nuovo mondo, privato di segreti e codici cifrati, c’è la crisi del 2008 e il conseguente impoverimento di numerosi paesi, che sono poi andati a chiedere conto agli istituti di credito elvetici.

Adesso le banche, soprattutto i colossi come Credit Suisse e Ubs, sembrano diventati ligi alla normativa anti-evasione. Dal 2016 il Codice penale della Confederazione punisce il riciclaggio del provento di reati fiscali in modo più pesante e cominciano ad arrivare le prime rogatorie estere. I rischi penali, per le banche, sono cresciuti: evitano, quindi, qualsiasi conto non dichiarato fiscalmente.

Si va, pertanto, delineando una situazione differente da quella introdotta nel 1934 dallo Statuto sulla segretezza, che ha chiaramente aiutato il settore finanziario ad attrarre risorse dall'estero. Fino a quando, il Parlamento di Berna ha consentito la consegna dei dati dei clienti di Ubs a Washington nel 2010 allo scopo di proteggere la banca, salvata due anni prima con un intervento del governo elvetico da 59,2 miliardi di dollari a causa delle svalutazioni dei mutui sub-prime.

Le istituzioni finanziarie hanno, così, iniziato nel 2015 a inviare regolarmente agli Stati Uniti i dettagli sui conti correnti detenuti dai cittadini Usa. La stessa procedura verrà ora adottata per Canada, Giappone e i 28 membri dell'Ue.

Nel fratttempo il numero di banche in Svizzera è sceso a 253 a partire dallo scorso dicembre, in calo dal livello superiore a 300 rilevato prima della crisi di dieci anni fa.

Ma, nonostante tutto, la Svizzera resterà ancora il principale centro di gestione patrimoniale offshore del mondo. Ciò è in parte dovuto, come aveva rilevato il capo della banca centrale Thomas Jordan nel 2014, a tre fattori: stabilità politica, sistema giudiziario ben funzionante e modesta inflazione. Ecco perché la rivoluzione sul segreto non causerà la fine del mito delle banche svizzere.

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