
La Corea del Sud è una delle grandi vincitrici della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Ma nel 2026 il boom dell’IA ha trasformato anche la Borsa di Seoul in uno dei mercati più estremi del mondo.
Il KOSPI, principale indice azionario sudcoreano, è quasi raddoppiato nella prima metà dell'anno, superando per la prima volta quota 5.000 e arrivando oltre 8.000 punti, prima di spingersi successivamente sopra quota 9.000. Una performance trainata soprattutto dalla domanda globale di chip per l'IA.
Samsung e SK Hynix al centro della febbre
Il problema è che una parte enorme della Borsa sudcoreana dipende da pochissimi colossi tecnologici.
Samsung Electronics e SK Hynix, i due giganti mondiali della memoria e dei semiconduttori, rappresentano insieme oltre la metà della capitalizzazione del mercato sudcoreano. Quando gli investitori scommettono sull'esplosione della domanda di chip per l'IA, quindi, non comprano soltanto tecnologia: comprano indirettamente una fetta enorme del KOSPI.
La conseguenza è una Borsa estremamente sensibile a qualsiasi cambiamento nelle aspettative sull'IA.
Poi arriva il terremoto
Tra la fine di giugno e luglio, la festa è improvvisamente finita.
Il KOSPI è entrato in un vero e proprio bear market, arrivando a perdere circa un quarto del proprio valore in poche settimane. A luglio l'indice ha registrato una perdita mensile del 22%, la peggiore dalla crisi finanziaria globale del 2008. Poi è arrivato un violento rimbalzo, con una seduta capace di recuperare quasi il 18%.
Non è stata una normale correzione: più della metà dei circuit breaker della storia del KOSPI si è verificata proprio negli ultimi sei mesi.
Le “formiche” finiscono sotto pressione
A pagare il prezzo più alto sono stati i piccoli investitori sudcoreani, soprannominati “ant army”, l'esercito delle formiche.
La loro presenza sul mercato è enorme e negli ultimi mesi è stata ulteriormente amplificata dalla diffusione di ETF a leva e investimenti finanziati a debito.
Quando le quotazioni sono crollate, molti investitori si sono trovati di fronte a margin call, cioè alla richiesta di versare altro denaro per mantenere aperte le proprie posizioni.
Secondo dati citati dalla stampa sudcoreana, alla fine di luglio circa 1,2 milioni di conti retail erano potenzialmente esposti a richieste di margine.
Dalla borsa di Seoul a Wall Street
Il contraccolpo ha prodotto anche un effetto inatteso: molti piccoli investitori sudcoreani hanno ricominciato a spostare i propri soldi verso gli Stati Uniti.
A luglio gli investitori retail coreani hanno acquistato circa 4,6 miliardi di dollari di azioni statunitensi, molto più della media mensile del 2025. La fuga verso Wall Street ha rappresentato una vera inversione rispetto alla strategia del governo, che aveva cercato di riportare il risparmio domestico verso il mercato azionario nazionale.
Il governo Lee finisce nel mirino
La febbre della Borsa ha assunto anche una dimensione politica.
Il presidente Lee Jae-myung aveva fissato per il KOSPI un obiettivo di 5.000 punti, sostenendo la necessità di aumentare il valore delle società sudcoreane e ridurre il cosiddetto “Korea discount”, cioè la tradizionale sottovalutazione delle aziende coreane rispetto ai concorrenti internazionali.
Il boom ha però superato ogni aspettativa: il KOSPI è arrivato ben oltre 8.000 e poi è precipitato.
La violenta correzione ha alimentato le critiche verso il governo e verso le politiche considerate troppo favorevoli alla speculazione e alla leva finanziaria.
Eppure l’IA non ha smesso di alimentare la Borsa
La storia, però, non è finita.
A settembre il mercato ha recuperato parte delle perdite e il KOSPI continua a essere sostenuto dalla domanda mondiale di semiconduttori.
In una delle sedute più spettacolari di inizio settembre, l'indice è balzato del 4,6% in un solo giorno, mentre Samsung Electronics è salita del 5,7% e SK Hynix di oltre l'8%.
E anche i flussi internazionali stanno mostrando segnali di ritorno: nei primi giorni di settembre gli investitori stranieri hanno ricominciato ad acquistare azioni sudcoreane, dopo mesi di deflussi.
La nuova scommessa: l’IA vale davvero quanto la Borsa crede?
È questa la domanda che ora divide gli investitori.
La domanda globale di memoria ad alta capacità e semiconduttori per l'intelligenza artificiale è reale e sta generando profitti enormi per Samsung e SK Hynix. Ma quando una componente così importante del mercato viene valutata sulla base di aspettative di crescita straordinarie, anche una piccola delusione può trasformarsi in una gigantesca ondata di vendite.
Il KOSPI del 2026 è quindi diventato una sorta di laboratorio finanziario della rivoluzione dell'IA: più cresce la convinzione che l'intelligenza artificiale cambierà l'economia, più aumenta la tentazione di scommettere sui suoi vincitori.
La lezione delle “formiche”
La vicenda sudcoreana racconta però anche qualcosa di più universale.
L'IA non sta trasformando soltanto fabbriche, aziende e mercati del lavoro. Sta modificando anche il comportamento degli investitori, spingendo milioni di persone a cercare nei titoli tecnologici la prossima grande opportunità.
Il rischio è che l'entusiasmo trasformi una rivoluzione tecnologica reale in una bolla finanziaria alimentata dalla leva.
E la Corea del Sud, patria di Samsung e SK Hynix e cuore mondiale della produzione di chip, è oggi uno dei luoghi migliori per osservare questa trasformazione.
Il KOSPI può ancora salire. Ma dopo la violenta estate del 2026, una cosa è diventata evidente: nell'era dell'IA, anche la Borsa può muoversi alla velocità di un algoritmo.








