
Il conflitto in Medio Oriente sta ridisegnando in modo brusco le prospettive economiche di Italia ed Eurozona. A lanciare l’allarme è il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che parla apertamente di “shock energetico” con effetti immediati su crescita e inflazione.
Il balzo dei prezzi di gas e petrolio, innescato dalle tensioni geopolitiche, sta già indebolendo le prospettive economiche, mentre aumentano le pressioni inflazionistiche. Un contesto che, secondo Bankitalia, resterà caratterizzato da elevata incertezza anche oltre la fase acuta del conflitto.
Stretto di Hormuz e rischio globale: energia sotto pressione
Al centro della crisi c’è il Medio Oriente, area chiave per l’approvvigionamento globale di energia. Le tensioni con l’Iran hanno portato a un’escalation militare che ha colpito infrastrutture strategiche e quasi bloccato i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio petrolifero mondiale.
Secondo le più recenti analisi internazionali, circa un quinto del petrolio globale transita da questo passaggio: eventuali interruzioni prolungate rischiano di generare nuovi shock sui prezzi, con effetti a catena su inflazione e crescita a livello globale.
Il rischio più temuto: la spirale prezzi-salari
Per la Banca centrale europea si profila uno scenario già visto nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina: uno shock negativo dell’offerta in un contesto fragile.
Panetta avverte del rischio più insidioso: la trasmissione dell’aumento dei prezzi energetici ai salari. Se questo meccanismo dovesse consolidarsi, si potrebbe innescare un “circolo vizioso” tra inflazione e retribuzioni, rendendo più difficile il controllo dei prezzi e complicando le decisioni di politica monetaria.
Dal 2025 al 2026: da ripresa a nuovo rallentamento
Solo pochi mesi fa lo scenario appariva diverso. Nel 2025 l’economia globale aveva mostrato segnali di resilienza: crescita superiore alle attese, commercio dinamico e inflazione in calo avevano favorito un allentamento delle condizioni monetarie.
Anche l’Eurozona e l’Italia beneficiavano di investimenti in ripresa e consumi in rafforzamento, sostenuti dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie.
Tuttavia, l’inizio del 2026 ha segnato un’inversione improvvisa: escalation geopolitica, aumento dei dazi statunitensi e maggiore frammentazione del commercio globale stanno rapidamente deteriorando il quadro macroeconomico.
Mercati, dazi e AI: le nuove variabili globali
Il contesto internazionale resta altamente instabile. La volatilità dei mercati finanziari è aumentata, mentre le tensioni commerciali — alimentate anche da nuove politiche protezionistiche — stanno ridisegnando le catene globali del valore.
Allo stesso tempo, continua a crescere il peso degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, uno dei pochi fattori espansivi in grado di sostenere la crescita globale.
Banche centrali sotto pressione
In questo scenario, la BCE si trova davanti a un equilibrio sempre più complesso: contenere l’inflazione senza soffocare una crescita già indebolita.
Le decisioni sui tassi di interesse nei prossimi mesi saranno cruciali. Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità dei governi europei di contenere l’impatto del caro energia.
Un equilibrio fragile tra geopolitica ed economia
L’allarme di Bankitalia evidenzia come la nuova fase economica sia sempre più legata agli sviluppi geopolitici. Energia, inflazione e stabilità finanziaria sono oggi parte di un unico equilibrio fragile.
E mentre il mondo entra in una nuova fase di incertezza, la variabile decisiva resta una sola: quanto durerà la crisi.










