Fed, tassi fermi al 3,50%-3,75%: Warsh frena i tagli e rilancia la sfida contro l'inflazione

La Federal Reserve mantiene invariato il costo del denaro per la seconda riunione consecutiva sotto la presidenza di Kevin Warsh. Ma tre membri del FOMC chiedono un rialzo dei tassi, segnalando che la battaglia contro l'inflazione è tutt'altro che conclusa.

Fed, tassi fermi al 3,50%-3,75%: Warsh frena i tagli
Kevin Warsh

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d'interesse nella fascia compresa tra il 3,50% e il 3,75%, una decisione ampiamente attesa dai mercati finanziari. La banca centrale statunitense sceglie ancora una volta la prudenza, mentre continua a monitorare l'evoluzione dell'inflazione e della crescita economica.

Si tratta della seconda riunione consecutiva guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh, chiamato a gestire una fase particolarmente delicata della politica monetaria americana.

Tre voti contrari: cresce il fronte dei "falchi"

A colpire gli osservatori è stato il numero dei voti dissenzienti: tre membri del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno infatti chiesto un ulteriore aumento di 25 punti base, sostenendo che l'inflazione rimane ancora troppo elevata rispetto all'obiettivo del 2%.

Le posizioni più rigorose sono arrivate dai presidenti delle Fed regionali di Cleveland, Minneapolis e Dallas, confermando come all'interno della banca centrale stia crescendo il fronte favorevole a una politica monetaria più restrittiva.

Warsh: "La nostra priorità resta il 2%"

Nel corso della conferenza stampa, Kevin Warsh ha ribadito che la Federal Reserve non intende abbassare la guardia.

"Non esiste un obiettivo di inflazione flessibile. Il nostro unico obiettivo resta il 2%."

Secondo il presidente della Fed, l'economia statunitense continua a mostrare una notevole resilienza, sostenuta da un mercato del lavoro ancora solido, consumi robusti e una disoccupazione vicina ai minimi storici. Tuttavia, l'inflazione resta superiore al target ormai da oltre cinque anni e richiederà tempo per tornare sotto controllo.

Mercati tra attesa e volatilità

La decisione conferma lo scenario del "higher for longer", ossia tassi destinati a rimanere elevati più a lungo del previsto.

Gli investitori continueranno ora a monitorare con attenzione i prossimi dati su inflazione, occupazione e consumi, elementi che potrebbero influenzare le future decisioni della Fed e l'andamento di dollaro, obbligazioni e mercati azionari.

Le implicazioni globali

La scelta della Federal Reserve avrà effetti ben oltre gli Stati Uniti. Tassi americani elevati tendono infatti a rafforzare il dollaro, aumentare il costo del credito a livello internazionale e condizionare anche le strategie di altre banche centrali, dalla Banca Centrale Europea alla Bank of England.

Per imprese e investitori il messaggio è chiaro: la lotta contro l'inflazione non è ancora terminata e la politica monetaria resterà prudente finché non emergeranno segnali convincenti di un ritorno stabile verso il target del 2%.

Fonte
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