Tav, se il Governo rinuncia a decidere

Tav, se il Governo rinuncia a decidere

Maledette grandi opere. Anzi, maledetta Tav Torino-Lione. L’oggetto della discussione ruota attorno alla galleria, lunga 57 chilometri. Di questi, 45 sono in Francia e 12 in Italia. Il tunnel costa 8,6 miliardi. Il 40% lo paga l'Ue, il 35% l'Italia e il 25% la Francia. L'Italia si è accollata una quota maggiore rispetto al paese transalpino perché risparmia nella tratta nazionale. Fin qui tutto chiaro.

Per prendere una scelta definitiva, il Governo giallo-verde ha così deciso di affidarsi all’analisi costi-benefici. Messa in questo modo appare una scelta giudiziosa. Utilizzare uno strumento analitico capace di sintetizzare tutto in un “numeretto”. Ma qui sorge il primo scoglio. L'analisi costi-benefici indica l'insieme delle tecniche di valutazione dei progetti di investimento basate sulla misurazione e la comparazione di tutti i costi e i benefici direttamente e indirettamente ricollegabili ai progetti stessi. A ogni unità (di costi e benefici elementari) si tenta poi di dare il valore più oggettivo possibile, rendendolo in tal modo misurabile e confrontabile. Il costo totale è dato dalla somma dei valori delle singole unità di costi elementari. Ma per avere risultati affidabili, è importante circoscrivere in un modo realistico le unità dei benefici e dei costi elementari, valutandole attraverso prezzi il più possibile oggettivi.

In altri termini, una volta individuati gli effetti dell'intervento, positivi e negativi, diretti e indiretti, occorre esprimerli in una qualche unità di misura omogenea per permetterne l'aggregazione. Nell'analisi costi-benefici cio’ è fatto attraverso la loro monetizzazione, cioè calcolando il loro valore monetario. Ma proprio questa pretesa di voler mettere un prezzo su ogni cosa, anche a beni che non hanno un prezzo di mercato (la vita, la salute, l'ambiente, etc.) è anche uno degli aspetti più controversi dell’analisi costi-benefici. E qui emerge il problema n. 1: l’esito dipende fortemente dalla soggettività dei valutatori.

In questo senso il Governo sbaglia ad affidare ad un’analisi tecnica piuttosto sommaria quella che appare innanzitutto una decisione politica. Ma come è noto l’esecutivo giallo-verde è spaccato. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha annunciato che a "fine gennaio arriverà il parere definitivo” sulla Torino-Lione. Che probabilmente sarà negativo. Nel frattempo la tensione resta alta. Per il vicepremier Salvini: "Il no al progetto o è ben motivato o chiediamo un parere agli italiani". Aprendo così all'ipotesi di un referendum lanciato dal governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino. Una mossa, anche qui, che appare corretta: perché non chiedere al popolo cosa fare? E, invece, ci restituisce un Governo incapace di decidere.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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