Divenuta premier per caso, Theresa May si accinge a un’amara uscita di scena

Theresa May si accinge a un’amara uscita di scena

Per qualcuno è stata una sorta di controfigura britannica di Angela Merkel, per altri una seconda linea del Partito Conservatore baciata dalla “fortuna” in virtù di un fatto storico, la Brexit, che ha però messo in crisi la politica nel Regno Unito. Fatto sta che Theresa May è divenuta premier britannica sull'onda del referendum del giugno 2016 che ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue.

Ma il modo fortunoso con cui ha iniziato la sua avventura ha probabilmente segnato anche la sua uscita, che potrebbe consumarsi nelle prossime settimane.

Considerata ormai dalla maggioranza del suo partito, i Tories, un soggetto scomodo. Lei, sicura di sé seppur poco carismatica, ha sfidato invece la Camera dei Comuni puntando i piedi. E ha perso.

O meglio, è stata usata come strumento per arrivare a un obiettivo con il quale nessuno voleva sporcarsi le mani. Lo ha fatto lei, con risultati discutibili. E anziché ringraziarla per essersi immolata, la premier si è ritrovata ad essere merce di scambio con quell’accordo da lei stessa raggiunto.

Un’uscita di scena amara immaginata diversamente fino a pochi mesi fa. E poco British per la sessantenne Theresa May. Nata a Eastbourne, in gioventù studia geografia a Oxford e s'avvicina ai Tory all'alba della rivoluzione thatcheriana. Lì conosce il marito Philip, presentatole da una compagna di studi destinata a diventare famosa e a morire tragicamente, Benazir Bhutto, futura leader del Pakistan. Il matrimonio arriva, i figli no.

Dopo la laurea, e prima di entrare in politica, lavora alla Bank of England. Poi è una scalata costante. Nei sei anni come ministro dell'Interno britannico, sfodera un garbato pugno d'acciaio e toni inflessibili sull'immigrazione e contro il radicalismo islamico. Ma non senza attenzione al sociale. Infine, l’incarico inatteso.

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