La paura sale e il Covid-19 fa diventare l’Italia ‘keynesiana’… Ma no, giusto il tempo dell’emergenza

Il Covid-19 fa diventare l’Italia ‘keynesiana’. Ma no ...

Il sistema sanitario italiano, considerato tra i migliori al mondo, ha subito tagli pesanti negli ultimi 20 anni, così come tutto il welfare. In generale, difronte a un enorme debito pubblico, quello che è stato fatto è tagliare la spesa pubblica, in particolare la spesa sociale (soprattutto sanità e pensioni). Il risultato, rimanendo alla sanità, è nell’evidenza empirica. I paesi Ocse hanno speso l’8,8% del Pil nel 2018, una percentuale sostanzialmente invariata dal 2013, per finanziare i propri sistemi sanitari.

Gli Stati Uniti sono al primo posto della classifica con il 16,6% del Pil (sebbene la sanità negli Usa non sia gratuita). La Svizzera si posiziona seconda in classifica (12,2%), mentre Francia, Germania, Svezia e Giappone sono intorno all’11%. L’Italia è oltre due punti sotto: 8,8% (coincide con la media Ocse). Quindi, non spendiamo così tanto.

Ci sono poi altri problemi. Tra questi, il livello dei salari è basso rispetto ai principali paesi europei. Uno dei motivi che ha spinto molti medici a cercare con successo fortuna all’estero. E i contratti offerti sono perlopiù precari. Le ricercatrici dello Spallanzani e del Sacco salite alla ribalta per il loro prezioso contributo scientifico sono precarie con poco più di mille euro in busta paga. E con un sicuro futuro incerto davanti a loro. Così come il fatto che una delle due sia stata assunta poco dopo non cambia la sostanza del problema: la quasi totalità dei giovani medici lavora con contratti flessibili, talvolta pagati persino da ‘sponsor esterni’ (ad esempio le case farmaceutiche) visto che i reparti sono a corto di fondi. Il che ci riporta ai tagli al sistema sanitario. Non dimentichiamo che da anni viene lamentata la carenza di personale medico.

Non lo scopriamo ora. Invece, sembra proprio così. Grazie (si fa per dire) al Covid-19 molti italiani hanno cominciato a (ri)scoprire l’importanza del sistema sanitario pubblico (magari auspicando un Sistema sanitario più forte) e, forse, delle politiche pubbliche. Quando la paura sale si diventa un po’ più tutti tifosi del settore pubblico.

E potrebbe così profilarsi una rivincita per l’economista britannico John Maynard Keynes, sostenitore dell’intervento dello Stato nell’economia per compensare e gestire i cosiddetti ‘fallimenti del mercato’. Invece, negli ultimi 30 anni (come detto) si è andati nella direzione opposta. L’esito? il governo si trova ora a fronteggiare un’emergenza nell’emergenza. E corre ai ripari con un intervento massiccio.

Sono in vista circa 20 mila assunzioni: 5.000 medici con contratto di almeno due anni, 10.000 infermieri e 5.000 operatori socio-sanitari (con contratto a termine più breve). Ma stavolta trovare una soluzione last second (riconosciuta specialità italica) potrebbe non bastare. Per questo motivo sono stati mobilitati pensionati e specializzandi. E l’Italia si riscopre ‘keynesiana’.

Ma non c’è da preoccuparsi. Molti medici e infermieri non saranno assunti a tempo indeterminato. Quindi, giusto il tempo di superare la crisi attuale e restare in attesa della prossima emergenza. Una storia già scritta.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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