Clima, il problema principale sono Cina, India e Russia?

Una Nuvola sul G20: nessun passo avanti sul clima. Gli Usa sono ancora il paese più inquinante al mondo se si osservano le emissioni di CO2 pro capite. Mentre è vero che, in termini assoluti, la Cina ha superato gli Stati Uniti già dal 2005.

Clima, il problema principale sono Cina, India e Russia?
Emissioni pro capite di C02

È il ‘clima’ a decretare il G20 di Roma un sostanziale fallimento. Tanto che dagli Accordi di Parigi sono già passati sei anni, ma non sono stati compiuti altri passi avanti significativi da allora. I 20 paesi più industrializzati hanno ribadito in queste giornate romane di esser disponibili ad assumere impegni vaghi sul riscaldamento climatico. Cadono infatti i riferimenti alle “azioni immediate” per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi, target che resta comunque confermato. E così quell’obiettivo del 2050 per un mondo a zero emissioni, già posto tra parentesi nella prima bozza del documento, viene per ora sostituito da un ancora più generico “metà secolo”.

Se la Cina propone come traguardo il 2060, l’India, facendo leva sul suo status di economia in via di sviluppo, sposta l'obiettivo ancora più avanti (2070). A temere che misure di contrasto al riscaldamento globale troppo drastiche abbiano un impatto economico insostenibile sono, tuttavia, un po’ tutti i Paesi emergenti.

Secondo il presidente argentino, Alberto Fernandez, sono fini nobili ma “costano soldi”. La Russia, da parte sua, difficilmente può digerire una stretta sul metano, suo pilastro economico e geostrategico. La vigilia della Cop26 di Glasgow non si apre, quindi, sotto buoni auspici. Anzi, a farsi strada è il monito del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo il quale il rischio di fallimento è concreto.

Anche perché la prima economia al mondo, gli Usa, continuano a puntare l’indice contro lo Stato più popoloso a livello globale, la Cina. “La creazione di nuove centrali a carbone rappresenta una sfida significativa agli sforzi del mondo”, aveva affermato nelle settimane scorse l’inviato statunitense John Kerry, spiegando di aver detto a Pechino di smettere di costruire tali impianti per non “annullare la capacità del mondo di raggiungere lo zero netto entro il 2050”.

Ma le cose stanno davvero così? Sul clima, il problema principale sono Cina, India e Russia? L’evidenza empirica in realtà evidenzia una situazione più complessa (i dati sono disponibili sul sito www.mydatajungle.com). Gli Usa sono ancora il paese più inquinante al mondo se si osservano le emissioni di CO2 pro capite. Mentre è vero che, in termini assoluti, la Cina ha superato gli Stati Uniti già dal 2005.

Considerando che non saranno le auto elettriche o le rinnovabili a risolvere il surriscaldamento e l’inquinamento della Terra, l’unico modo realmente efficace di invertire la rotta è probabilmente una radicale revisione dei modelli globali di produzione e consumo. Ecco perché i dati più significativi sono quelli pro capite, perché stanno lì a raccontare quanto la vita (in media) di ognuno di noi incide sul climate change. E sul banco degli imputati al primo posto non ci sono Cina, India o Russia. Bensì gli Stati Uniti. E il mondo occidentale in genere. Ma qui il discorso si complica perché chiama in causa gli stili di vita individuali e collettivi. Che nessuno sembra aver voglia di modificare.

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