L’Ue continua a pagare la Turchia. Non solo per i rifugiati siriani

Nonostante il congelamento de facto dei negoziati sull’ingresso della Turchia nell’Ue, Ankara ancora oggi riceve fondi da Bruxelles da investire nella democrazia, nello stato di diritto e nei diritti umani, e in parte come fondi pre-adesione all’Ue. Oltre ai 3 mld di euro per gestire i rifugiati siriani

L’Ue continua a pagare Ankara. Non solo per i rifugiati siriani

Adesso i paesi Ue minacciano di bloccare la vendita di armi alla Turchia. Ma i rapporti economico-commerciali con Ankara non si limitano certo al settore militare. Poi ci sono i legami tra le banche tedesche e il paese guidato da Erdogan.

Ma non finisce qui. Negli anni passati, anche se oggi sembra preistoria, sono stati in molti a credere all’ingresso di Ankara nell’Ue. Ipotesi naufragata in seguito alla svolta autoritaria di Erdogan. Con un sospiro di sollievo sopratutto da parte di Berlino: la Turchia infatti con 80 mln di abitanti potrebbe contendere il primato dei seggi al Parlamento europeo alla Germania.

Nonostante il congelamento de facto dei negoziati sull’ingresso della Turchia nell’Ue e al fine di garantire la cooperazione, Ankara tuttavia ancora oggi è assegnataria dall’Ue di 1,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 da investire nella democrazia, nello stato di diritto e nei diritti umani, circa 600 milioni di euro l’anno come fondi pre-adesione e 3 mld di euro per gestire i rifugiati siriani.

Quest’ultimo accordo impegna l’Ue ad accogliere un rifugiato siriano che abbia presentato regolarmente domanda di asilo per ogni migrante irregolare di cui la Turchia prevenga e ostacoli l’ingresso nell’Unione, accogliendolo – si fa per dire - sul proprio suolo.

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