
Giorgia Meloni lo ammette senza giri di parole: il 2026 sarà “un anno in salita”. Nel pieno di un venerdì nero per i conti pubblici, la premier prova a rilanciare l’azione dell’esecutivo tra missioni internazionali e presenza mediatica, aprendo quella che a Palazzo Chigi viene definita “fase due”.
Dietro le quinte, però, cresce l’irritazione per i dati macroeconomici diffusi da Istat e Bankitalia, che raccontano un Paese più fragile del previsto.
Bankitalia: crescita quasi ferma, rischio recessione
Il quadro tracciato da Via Nazionale è netto: nello scenario base il Pil italiano rallenta allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con un recupero solo marginale nel 2028.
Ma è lo scenario peggiore a preoccupare davvero. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse prolungarsi, con nuovi shock su gas e petrolio, l’Italia rischia:
- crescita zero già nel 2026
- recessione nel 2027 (-0,6%)
- inflazione fino al 4,5%
Un mix pericoloso di stagnazione e caro prezzi che potrebbe frenare consumi, investimenti e fiducia.
Energia e guerra: il vero nodo dell’economia
La variabile chiave resta l’energia. Bankitalia basa le stime su un petrolio sopra i 100 dollari al barile e gas ancora elevato.
Se i rincari dovessero diventare strutturali, l’impatto si trasmetterebbe a tutta l’economia: non solo bollette più care, ma anche aumento dei costi per le imprese e pressione sui salari.
Conti pubblici: deficit alto e pressione fiscale record
I dati Istat confermano un deficit al 3,1%, sopra la soglia europea, con la procedura d’infrazione che resta sul tavolo.
Nel frattempo cresce la pressione fiscale, mentre il potere d’acquisto delle famiglie continua a ridursi. Un doppio colpo che rischia di rallentare ulteriormente la domanda interna.
Carburanti alle stelle: diesel verso i 3 euro
Sul fronte quotidiano, l’impatto più visibile è quello dei carburanti. Le proiezioni indicano il diesel verso quota 3 euro al litro entro l’estate, spinto dal rally del Brent.
Per ora non si registrano problemi di approvvigionamento, ma gli analisti avvertono: gli effetti potrebbero essere duraturi e incidere su tutta la filiera dei prezzi.
Famiglie e imprese sotto pressione
L’aumento dei prezzi energetici si riflette su tutto: trasporti, alimentari, produzione industriale. Le famiglie vedono erodersi il potere d’acquisto, mentre le imprese affrontano costi più alti e margini ridotti.
Il rischio concreto è un rallentamento generalizzato dell’economia, con effetti a catena su occupazione e investimenti.
Europa e mercati: partita ancora aperta
In questo scenario, il ruolo dell’Europa diventa cruciale. Le decisioni della BCE sull’inflazione e quelle della Commissione sui conti pubblici influenzeranno direttamente le scelte del governo italiano.
La vera incognita resta però geopolitica: se le tensioni internazionali non si attenueranno, l’instabilità potrebbe diventare la nuova normalità.
Tra prudenza e urgenza: le scelte da fare
Per il governo si apre una fase delicata. Servirà trovare un equilibrio tra rigore sui conti e misure di sostegno a famiglie e imprese, evitando che la frenata economica si trasformi in una crisi più profonda.
Il messaggio di Bankitalia è chiaro: senza stabilità internazionale, anche le economie più resilienti rischiano di rallentare bruscamente.


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