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Negli anni successivi alla pandemia l’Italia ha fatto registrare una crescita del Pil pro capite superiore a quella di gran parte delle economie avanzate. Tra il 2021 e il 2023 il rimbalzo economico italiano è stato tra i più forti dell’Eurozona, tanto da riportare il Paese ai vertici europei per crescita per abitante.
Secondo le analisi dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica, però, il dato va letto nel contesto straordinario del post-Covid: enormi aumenti di spesa pubblica, deficit elevati e massiccio utilizzo dei fondi europei del Next Generation EU hanno gonfiato temporaneamente la crescita.
Il peso del PNRR e della spesa pubblica
Tra il 2020 e il 2023 il deficit italiano è rimasto tra i più alti d’Europa, arrivando oltre il 9% del Pil durante la pandemia e restando sopra il 7% anche negli anni successivi.
Parallelamente, la spesa pubblica italiana ha superato il 50% del Pil per diversi anni consecutivi, sostenuta anche dai circa 72 miliardi di euro di fondi a fondo perduto del PNRR.
Questo mix di investimenti pubblici, bonus, incentivi e liquidità ha alimentato consumi e produzione, creando un effetto-rimbalzo più forte rispetto a molti altri Paesi europei.
La frenata del 2025 cambia il quadro
Dopo l’exploit post-pandemia, però, la crescita italiana ha iniziato a rallentare. Nel 2025 il Pil è cresciuto appena dello 0,5%, tornando vicino ai ritmi anemici che caratterizzano l’economia italiana dagli anni Novanta.
Gli analisti parlano di un ritorno alla realtà strutturale del Paese: bassa produttività, debito pubblico elevato, imprese sottodimensionate e forte dipendenza energetica continuano a frenare il potenziale di sviluppo.
Anche le principali istituzioni internazionali stimano per l’Italia una crescita inferiore all’1% nei prossimi anni.
Il nodo debito: Italia peggio della Grecia
Se il Pil è cresciuto, anche il debito pubblico è aumentato in modo significativo. Dopo il boom del 2020, molti Paesi europei hanno ridotto rapidamente il rapporto debito/Pil grazie alla crescita e all’inflazione.
L’Italia, invece, resta uno dei pochi grandi Paesi europei con un debito ancora in aumento. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, già nel 2026 il debito pubblico italiano potrebbe superare persino quello della Grecia.
Un dato simbolico che fotografa le fragilità strutturali dell’economia italiana.
Crescita reale o fuoco di paglia?
Il PNRR potrebbe aver lasciato alcuni effetti positivi di lungo periodo, soprattutto sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, infrastrutture e tempi della giustizia civile.
Ma per molti economisti non esistono ancora segnali concreti di una vera svolta strutturale.
L’Italia sembra aver guadagnato qualche decimale di crescita potenziale rispetto al passato, ma parlare di “nuovo miracolo economico” appare prematuro.





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