Bankitalia, rallenta la crescita

La stima per l'anno in corso è 0,9% che sale all'1% nel 2019. "Ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi"

Bankitalia, rallenta la crescita
Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia

Anche Banca d’Italia mette il timbro sul rallentamento della crescita dell’economia italiana. Le stime del Pil 2018 sono passate dall’1,2% di luglio allo 0,9% attuale. Sulla base di queste ipotesi, la crescita dell’economia italiana si manterrebbe attorno all’1% annuo in tutto il triennio 2019-2021.

“La revisione per l'anno in corso riflette il rallentamento del prodotto finora osservato”, sottolinea Banca d’Italia, spiegando che “gli effetti sull’attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l’espansione della domanda interna”. Bankitalia ha elaborato le previsioni sulla base della manovra nella versione originale presentata in Parlamento, che verrà adesso emendata e corretta in base agli accordi che sono in discussione a Bruxelles con la Commissione Europea, con un deficit/pil non più al 2,4% ma attorno al 2% (2,04% nelle intenzioni del premier Giuseppe Conte).

Palazzo Koch, poi, evidenzia che “i rischi al ribasso che circondano queste proiezioni sono però assai elevati. Quelli provenienti dal contesto internazionale sono associati principalmente a ulteriori irrigidimenti delle politiche commerciali. Sul piano interno, resta elevata l’incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese.”

Quindi? “Ritmi di crescita più elevati di quelli prefigurati in questo scenario potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell’anno”.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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