Reddito di cittadinanza, pronto il decreto. Andrà a 1,7 milioni di famiglie

Oltre alla riduzione della platea e degli importi erogati ai beneficiari rispetto alle ipotesi iniziali, ci sono altre novità: prevista la clausola di salvaguardia per non sfondare il tetto dei costi a 6,5 miliardi e carcere da uno a sei anni per i furbetti

Reddito di cittadinanza, pronto il decreto. Andrà a 1,7 milioni di famiglie

L’obiettivo n. 1 del M5s è stato (quasi) raggiunto. In questo modo – con quasi trent’anni di ritardo rispetto alla Francia, che ha introdotto nel 1989 il Reddito minimo di inserimento - l’Italia si dota di uno strumento di sostegno al reddito di ultima istanza non categoriale e universale. Si tratta di una misura fino ad ora assente nel sistema di sicurezza sociale italiano, caso quasi unico nell’Ue, ad eccezione del Rei introdotto dal Governo Gentiloni. Ma l'intervento varato dall'esecutivo giallo-verde prevede importi e platea più ampi, oltre a rendere più stringente l'impegno sul lato occupazionale.

Importi

Nella bozza di decreto si prevede un aiuto economico da un minimo di 500 euro al single fino a 1.330 in base all’ampiezza del nucleo familiare. L’importo si compone di due parti: una che varia in base al numero di componenti, mentre l’altra è fissa a 280 euro e vale solo per chi è in affitto. L’aiuto ricevuto potrà essere speso per acquistare qualunque bene, tranne che per il gioco d’azzardo, e si potranno ritirare soldi liquidi fino a un massimo di 100 euro.

Pensioni di cittadinanza

Nel decreto ci sono anche le pensioni di cittadinanza per i nuclei familiari composti esclusivamente da persone che hanno più di 65 anni in condizione di povertà. Per accedere alla misura bisognerà avere un reddito familiare inferiore a 7.560 euro annui. Questa pensione sarà comunque integrativa rispetto ai redditi della famiglia.

Durata e platea

Ma torniamo alla misura principale: le domande per accedere al Reddito potranno essere inviate da marzo all’Inps, poi a partire da aprile sarà consegnata una carta con l’aiuto economico, che dura 18 mesi. Saranno coinvolte 4.916.786 milioni di persone e 1,7 milioni di nuclei familiari (ndr, questi numeri sono contenuti nella bozza uscita successivamente alla pubblicazione del presente articolo).

Costi

Il governo stima un costo a regime di 8,5 miliardi di euro. Solo per quest'anno si spenderà di meno, 6,5 mld, per il fatto che l'assegno verrà erogato a partire dal mese di aprile. Per riuscire a restare nel limite dei soldi stanziati, il ministero del lavoro ha dovuto fare i salti mortali. Sia la platea che l'assegno sono stati ridotti rispetto alle intenzioni iniziali. Il Reddito doveva essere di 780 euro al mese per un single poi sceso a 500 euro.

Clausola di salvaguardia

Ma c’è un’altra rilevante novità. L’aiuto medio sarà pari a 500 euro. Potrebbe, tuttavia, scendere nel caso in cui le domande fossero superiori alle previsioni. Questa clausola di salvaguardia è stata necessaria per rassicurare la Commissione Europea sul fatto che non ci sarà nessuno sforamento dei conti. Non un euro in più di quanto stanziato con la legge di bilancio sarà utilizzato per il Reddito. Se i fondi finiranno, allora ci sarà un taglio dell'assegno.

Requisiti

C’è, poi, il capitolo dei requisiti: essere cittadini italiani, comunitari o stranieri con permesso di soggiorno e tutti devono essere residenti in Italia da almeno dieci anni. I beneficiari stranieri saranno 250 mila. Ma la norma rischia di essere incostituzionale, in quanto esclude anche gli italiani emigrati all'estero da più di un decennio. Ci sono anche limiti di reddito e patrimoniali, a partire dall’Isee sotto ai 9.360 euro e da un patrimonio immobiliare non superiore a 30 mila.

Condizioni

Chi riceve l’aiuto ha l’obbligo di sottoscrivere un “patto per il lavoro” nei Centri per l’impiego (Cpi) e accettare almeno una di tre offerte che dovrebbe ricevere, altrimenti si perde l’assegno. La prima offerta dovrebbe arrivare entro 6 mesi e distante non più di 100 km dal luogo di residenza, entro 250 km entro 12 mesi e in tutta Italia dopo un anno. Se viene prorogato il reddito per altri 18 mesi bisognerà accettare l’offerta ovunque. Paletti stringenti che potrebbero indurre molti a rinunciare alla misura, sempreché i Cpi riescano a proporre 3 offerte di lavoro soprattutto nelle regioni centro-meridionali dove la disoccupazione strutturale è altissima e l’assenza del tessuto industriale endemica. Un altro aspetto rilevante sembra essere sottovalutato dal Governo: non tutti i soggetti beneficiari saranno in grado di poter essere immessi nel mercato del lavoro. Soprattutto coloro che evidenziano disagi psichici, fisici e sociali.

Reddito e imprese

Il decreto prevede inoltre degli incentivi per chi assume i titolari del reddito - come chiesto dalla Lega - a patto che il contratto sia a tempo indeterminato. L’azienda incasserà le mensilità rimanenti fino a un massimo di 18. Le agevolazioni valgono solo se il datore aumenta il numero di dipendenti, così da evitare comportamenti scorretti.

False comunicazioni ed evasione fiscale

Inoltre chi dovesse fornire dati non veri, “incluso l’occultamento di redditi o patrimoni” è punito con la reclusione da uno a sei anni. In altri casi è prevista la decurtazione o la decadenza dell’aiuto. E, qui, altri nodi vengono al pettine. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, la metà della spesa per il Reddito potrebbe finire nelle tasche di persone che lavorano in maniera irregolare, i cosiddetti “lavoratori in nero”. Citando l'Istat, la Cgia ricorda che in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un'attività irregolare. E dal Veneto avvertono: "Se da questo numero rimuoviamo i dipendenti che lavorano irregolarmente ma non potranno chiedere il reddito e i pensionati che non hanno i requisiti (circa 1,3 milioni di persone), coloro che svolgendo un'attività irregolare potrebbero percepire questa misura sarebbero 2 milioni”. Se così fosse, il Reddito rischierebbe allora di diventare un boomerang letale per il Governo.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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