Dopo l'Fmi, anche l'Ocse potrebbe tagliare a marzo le stime sul Pil dell'Italia

Anche l'Ocse, dopo l'Fmi, potrebbe tagliare a marzo le stime sul Pil
Angel Gurria, segretario generale Ocse dal 2006

Le nuove stime dell'Ocse, a marzo, potrebbero tagliare il dato sulla crescita per l'Italia. Lo ha confermato Angel Gurrìa, segretario generale dell'Organizzazione con sede a Parigi, a margine dei lavori del Forum economico mondiale di Davos (Svizzera). Alla domanda se sia in arrivo una riduzione del Pil italiano per il 2019 anche da parte dell'Ocse, dopo che la revisione dell'Fmi (dall'1% allo 0,6%), Gurria ha risposto: "Sì, può essere".

Le ultime previsioni sulla crescita dell'Italia, a novembre 2018, indicavano lo 0,9% per il 2019 (il tasso più basso per i 30 Paesi membri dell'Ocse ad eccezione di Turchia e Argentina) ed erano già state riviste al ribasso dall'1,1% di appena due mesi prima.

Gurrìa ha, tuttavia, provato a sdrammatizzare la polemica sulle scelte dell'attuale esecutivo giallo-verde e sull'osservazione, avanzata ieri dall'Fmi, che l'Italia sia uno dei rischi per lo scenario di crescita globale assieme a Brexit, guerra dei dazi e Cina. Normalmente "i nuovi governi vogliono fare tutto nei primi tre giorni: è legittimo ma non è possibile, serve visione di medio termine. In ogni caso credo che le autorità italiane abbiano ben chiaro che serve un equilibrio fra la crescita, programmi sociali e debito."

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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