Debito, come ridurlo senza ammazzare l’economia

Debito, come ridurlo senza ammazzare l’economia

Tutti d’accordo sulla necessità di ridurre il debito pubblico italiano, che è pari al 133% del Pil. Ma quali ricette adottare? Ne hanno parlato al Festival dell'economia di Trento, in un confronto a tre, il viceministro all'economia Laura Castelli, l’ex ministro Pier Carlo Padoan e l’economista Giampaolo Galli.

"Osservando i paesi che negli ultimi 75 anni sono riusciti a ridurre il debito – ha detto Cottarelli - possiamo dire che il sistema più virtuoso è quello del cosiddetto aggiustamento ortodosso". Si tratta in sostanza di fare le formichine aumentando l’avanzo primario, senza ammazzare l’economia. Per arrivare a questo obiettivo l’avanzo dovrebbe essere superiore al 3%, mentre in Italia attualmente è pari circa all'1,6%. Non ci sono casi di Stati che abbiano ridotto il debito facendo più deficit al fine di far ripartire l’economia”.

Una teoria, tuttavia, che non convince il vice ministro Laura Castelli. “L’aggiustamento ortodosso – ha spiegato l'esponente del M5s – non mi sembra abbia funzionato, perché in quei paesi dove è stato realizzato è aumentato il debito privato dei cittadini. La sociologia conta moltissimo, ed io penso che per il nostro Paese non sia la strada giusta. L'Italia ha smesso di credere negli investimenti. Ci vorranno almeno 10 anni per invertire la tendenza".

Su un’altra lunghezza d’onda l’analisi di Gianpaolo Galli: "I mercati si preoccupano quando si dice che noi faremo diversamente dagli altri. Ci vuole molta fiducia nella capacità dell’Italia di riprendersi, ma bisognerebbe portare l’avanzo primario almeno al 2 o al 3 %. Un aumento che va fatto con gradualità. Deve tuttavia essere convincente altrimenti ci avvitiamo in una spirale da cui diventa difficile uscire”.  

Torna sullo stesso tema anche Pier Carlo Padoan. “Il problema del debito è legato alla fiducia che viene meno. Per avere crescita bisogna investire sulle tecnologie e sul capitale umano, oltre ad aumentare il surplus primario.  La crescita non può dipendere dall'aumento del deficit. In tal senso, credo che la prossima manovra di bilancio sarà decisiva per il futuro dell’Italia nei prossimi anni”. 

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