Spread, un confronto (amaro) con la Spagna

Lo spread Btp-Bund è ora sceso a 200 punti base. Ma negli anni scorsi, rispetto ad esempio alla Spagna, l'Italia ha pagato un conto ben più salato

Spread, un confronto (amaro) con la Spagna

Spagna e Italia. Sebbene entrambi i paesi abbiano vissuto vicissitudini politico-istituzionali, il mercato ha attribuito loro una diversa percezione di rischio, non necessariamente legata né al divario nel livello del debito pubblico, sostanzialmente analogo all’attuale nel 2015-2016 in Italia e solo marginalmente più alto in Spagna, né al differenziale di crescita economica, ancora più ampio in quegli anni a favore di Madrid.

L’allargarsi dello spread tra Italia e Spagna, che ha superato i 195 punti base sia a novembre 2018 che nel maggio 2019 (ora, tuttavia, si è contratto al di sotto dei 130 punti), lascia l’amaro in bocca.

Anche senza disporre dei sofisticati modelli necessari per un’analisi esaustiva di lungo periodo, è possibile valutare quanto sarebbe stato il risparmio, limitandosi a un orizzonte di 12 mesi, sulle emissioni effettuate dal Tesoro italiano nel 2017, 2018 e nei primi cinque mesi del 2019.

Calcolando quanto è stato il costo effettivo (in termini compatibili con la metodologia europea per competenza economica) delle nostre emissioni di titoli di stato e applicando a queste i rendimenti medi ponderati delle emissioni spagnole sullo stesso segmento di scadenze nel medesimo periodo, si ottengono i seguenti risultati: nel 2017, su 413.684 milioni di euro emessi dal Tesoro italiano, una maggiore spesa per interessi di 1.209 mln; nel 2018, su 389.845 mln emessi, una maggiore spesa di 2.935 mln; nel periodo gennaio-maggio 2019, su 192.464 mln emessi, una maggiore spesa di 1.506 mln.

Questo semplice esercizio - fatto con un paese relativamente simile all'Italia - dimostra quanto sia importante trasmettere fiducia ai mercati. 

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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