Essere promossi dall’Europa e dai mercati non è tutto...

Dopo esser sfuggito a una nuova bocciatura dei conti e pur continuando a beneficiare di una fase “positiva” con i mercati, il governo prima o poi dovrà spiegare come intende rilanciare l’economia. Per farlo non basta una miriade di piccole nuove tasse

Essere promossi dall’Europa e dai mercati non è tutto...

Al di là della risicata promozione europea ottenuta nei giorni scorsi, la legge di bilancio in via di approvazione fatica a indicare una chiara via per il futuro. Dal 10 settembre, dopo i 15 mesi di anti-europeismo con costi quantificabili in termini di 100 o 200 punti di spread aggiuntivo a seconda dei periodi, è arrivato il governo giallorosso che in pochi giorni è riuscito a ricucire i rapporti con Bruxelles. Il che da solo è valso circa 100 punti base in meno di costo del debito, cioè 4 miliardi l’anno e più di 20 miliardi a regime. Poi, nei due mesi successivi, l’esecutivo ha impostato una legge di bilancio che ha evitato gli aumenti Iva e prevede un piccolo anticipo di riduzione del cuneo fiscale.

Le ‘buone notizie’ però finiscono qui. Come spiegato in un’audizione dal presidente dell’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio), Giuseppe Pisauro, “per il 2020, le misure espansive impiegano circa 32 miliardi a fronte dei quali sono attese risorse per circa 16 mld, con conseguente incremento del deficit di circa 16 mld”. In altri termini, “i finanziamenti per le misure proposte – spiega l’economista Francesco Daveri sul sito lavoce.info - sono una coperta corta fatta di rinvii a domani di una parte degli aumenti Iva (evitati oggi con maggiore deficit e non con minori spese o altre entrate), di livelli di spesa pubblica inalterati o addirittura aumentati rispetto al bilancio precedente (salvo il congelamento delle dotazioni dei ministeri per un miliardo) e di una miriade di piccole tasse o minori agevolazioni su “mali” variamente individuati (bibite zuccherate, manufatti di plastica, giochi, sigarette, per arrivare alle auto aziendali, mentre si è scongiurata quella sulla detenzione di contante) che – sulla base delle stime dell’Upb – peserebbero sulle società non finanziarie per uno 0,7 per cento di gettito aggiuntivo”.

Come ci ricorda la lettera di Bruxelles, per ora l’Italia ha detto che essenzialmente finanzierà la sua manovra con la riduzione dello spread e dei tassi di interesse e poco più. “Non si capisce come questo possa bastare a impostare la manovra coraggiosa fatta di minori imposte e minori spese che servirebbe a dare più smalto all’economia e a farla tornare a crescere oltre lo zero virgola”, chiosa Daveri.

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