Le Pmi protestano e battono sulle pentole: nessun partito pensa a noi

Il più preoccupato è il re mondiale delle padelle. A -3 dal voto in Emilia Romagna e Calabria, le imprese italiane lanciano l'allarme: “valiamo il 73% del Pil eppure i politici non ci considerano”

Le Pmi protestano e battono sulle pentole: nessun partito pensa a noi

Sono solo in alluminio, le chiamano le Ferrari dei fornelli. Sono le pentole Agnelli, prodotte da tre generazioni nello stabilimento di Lallio, nella bergamasca, e in altri impianti del nord Italia, per un totale di 350 addetti. Sono lo strumento non solo prediletto, ma fondamentale degli chef di mezzo mondo. Sull'onda di tale successo la parola di Paolo Agnelli, nel mondo industriale italiano, ha un certo peso. Tanto che l'imprenditore 68enne ha fondato nel 2012 Confimi Industria, che conta 40 mila imprese per quasi 500 mila dipendenti.

E ora è il momento della protesta, della cacerolada (o cacerolazo in Argentina), la rumorosa ma pacifica protesta, con casseruole e mestoli, dei primi anni duemila in diversi paesi sudamericani contro le élite al potere, "sorde" ai bisogni delle classi disagiate. “I politici sono distratti dalle continue campagne elettorali, ora per quelle dell'Emilia Romagna. E nessuno parla di quello che sta succedendo in Italia” ha detto Paolo Agnelli a Coffee Break, trasmissione de La7. “Chiudono ogni giorno 250 imprese. E tre ogni giorno vanno all'estero. Vi rendete conto cosa vuol dire? Facendo un calcolo solo minimale, visto che si tratta di imprese in media da 1 a 5 addetti, significa che ogni giorno tra 250 e 1000 famiglie si trovano senza reddito da lavoro. E qua si parla solo di Salvini sì, Salvini no”.

“Nel 2019 hanno chiuso 96 mila imprese - continua Agnelli, nessuna parentela con la famiglia torinese della Fiat anche se la somiglianza con il celeberrimo Gianni è molta - e 850 mila hanno chiuso negli ultimi 9-10 anni. E i partiti non sanno nulla di tutto questo. Eppure le piccole e medie imprese rappresentano oltre il 73% del Pil nazionale”. Chi le urgenze le conosce sono gli altri imprenditori. E' un coro, quasi una supplica al mondo della politica affinché ascolti.

Per Giovanni Savorani, numero uno di Confindustria Ceramica, manca la sensibilità politica di capire anche le necessità di base. “Il comparto produce 17 milioni di tonnellate di ceramica ogni anno, di cui l'85% destinato all'estero. Eppure il distretto non dispone di un collegamento autostradale: aspettiamo da 50 anni la bretella Sassuolo-Campogalliano”.

In linea un altro big, tra i partecipanti al forum di Davos: Carlo Bonomi, capo di Assolombarda e probabile nuovo presidente di Confindustria. Il leader degli industriali lombardi è preoccupato per un altro spettro all'orizzonte, "spettro" anche perché assente dai discorsi dei capi-partito: “il titolare del Tesoro americano Mnuchin ha detto che se la Francia e l'Ue adotteranno la web tax gli Usa metteranno pesanti dazi sulle automobili europee. Non è accettabile una minaccia di nuovi dazi. Quelli apposti da Trump alla Cina hanno, sì, fatto bene agli Usa, e hanno portato anche a un nuovo accordo con Pechino, ma hanno causato un dimezzamento della crescita del Pil globale. Noi speriamo in una soluzione condivisa”.

Chi ha orecchie per intendere, in Parlamento, ascolti.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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