Gualtieri: “Crisi devastante. Non c’è tempo da perdere. Usare i fondi Ue”

Nella premessa al Piano nazionale di Riforma, il ministro dell’Economia spiega la necessità di sostenere famiglie e imprese “per evitare una fase di depressione economica”. E sulla riforma fiscale: “Riguarderà anche le imposte indirette. Non ci saranno condoni”

Gualtieri: “Crisi devastante. Non c’è tempo da perdere”

“È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica, inserendosi su un contesto di scarso dinamismo economico del Paese, nonché di complessi cambiamenti geopolitici a livello mondiale, sia seguita da una fase di depressione economica”. È quanto scrive il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nelle premessa della bozza del Piano Nazionale di Riforma (Pnr).

“Non vi è tempo da perdere, e le notevoli risorse che ha messo in campo l’Ue devono essere utilizzate al meglio - avverte il ministro -. Bisogna fornire alle famiglie e alle imprese tutto il sostegno necessario per una ripartenza sostenibile nel tempo e da un punto di vista sociale e ambientale, sospingendo gli investimenti produttivi e attuando riforme da lungo tempo attese”.

“Il Governo è al lavoro su un quarto provvedimento in materia economica, volto a semplificare le procedure amministrative e la pianificazione e autorizzazione dei lavori pubblici - spiega Gualtieri -. La finalità principale sarà quella di rimuovere gli ostacoli che negli ultimi anni hanno rallentato non solo gli appalti e gli investimenti pubblici, ma anche, più in generale, la crescita dell’economia”.

“Guardando più avanti - aggiunge il ministro - il presente Pnr illustra le politiche che il Governo intende adottare per il rilancio della crescita, l’innovazione, la sostenibilità, l’inclusione sociale e la coesione territoriale nel nuovo scenario determinato dal Coronavirus”. 

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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