Rete autostradale, il problema sono solo i Benetton?

La società Autostrade per l’Italia, controllata attraverso Atlantia dalla famiglia di Treviso, gestisce ‘appena’ il 50% della rete autostradale. Ecco perché il problema va ben oltre i Benetton e riguarda tutto il regime concessorio

Rete autostradale, il problema sono solo i Benetton?

La gestione della rete da parte di Autostrade per l’Italia è stata fino ad ora un disastro. È un fatto questo sotto gli occhi di tutti, ancora di più dopo il crollo del Ponte Morandi, e certificato anche dall’Autorità anticorruzione (Anac).

Ma proprio l’Anac ha messo in evidenza che i problemi del Morandi erano noti a tutti dopo “l’accertamento, già negli anni ‘90, di un evidente stato di ammaloramento della struttura. Infatti, a fronte di un forte stato di degrado, gli interventi di tipo strutturale sono stati effettuati solo fino al 1994, quindi, da parte del precedente concessionario, Iri”.

Non si vuole qui difendere la famiglia Benetton che ha fatto della gestione una gallina dalle uova d’oro. Ma è sbagliato concentrare tutte le attenzioni sulla famiglia di Treviso.

Anche perché i Benetton hanno in mano attraverso Atlantia (che controlla l’88% di Autostrade per l’Italia) ‘appena’ la metà dell’intera rete autostradale in Italia. E non è che l’altro 50% scoppi di buona salute. Tutt’altro.

Ecco perché la tragedia del Morandi non deve farci credere che il problema si risolva soltanto estromettendo, o  ridimensionando, il ruolo giocato da Autostrade. La questione riguarda infatti tutto il regime concessorio. 

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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