.jpg?box=650x850)
Negli anni Novanta Stati Uniti, Europa occidentale, Giappone e Canada concentravano una parte molto elevata della ricchezza prodotta nel mondo. Da allora la situazione è cambiata profondamente.
Il rapido sviluppo delle grandi economie asiatiche ha progressivamente modificato la distribuzione del PIL mondiale, soprattutto quando viene misurato a parità di potere d'acquisto: un metodo che tiene conto delle differenze nei livelli dei prezzi tra Paesi e consente quindi di confrontare meglio la dimensione reale delle economie.
Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, nel 2026 le economie emergenti e in via di sviluppo rappresentano complessivamente circa il 61% del PIL mondiale misurato in PPP.
Il sorpasso dei BRICS sul G7
La svolta simbolica è arrivata nel 2020, quando il peso aggregato dei cinque BRICS originari — Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica — ha superato quello del G7 in termini di PIL a parità di potere d'acquisto.
Ma dietro il termine “BRICS” si nasconde una realtà molto meno omogenea di quanto possa sembrare.
L'aumento del peso del gruppo nel corso degli ultimi decenni è stato infatti determinato soprattutto da Cina e India, mentre Brasile, Russia e Sudafrica hanno registrato dinamiche economiche decisamente più contenute.
La Cina è il vero motore della trasformazione
La Cina rappresenta il cambiamento più evidente. L'espansione industriale, l'integrazione nelle catene globali del valore, gli investimenti infrastrutturali e la crescita delle esportazioni hanno trasformato il Paese in una delle principali economie del pianeta.
Anche se la crescita cinese è oggi più lenta rispetto ai ritmi delle prime fasi dello sviluppo, il suo peso nell'economia mondiale rimane enorme. L'IMF prevede per la Cina una crescita del 5% nel 2026, secondo il WEO di luglio 2026.
India, il secondo grande cambiamento
L'altro protagonista è l'India. Con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone, una crescente base industriale e tecnologica e tassi di crescita superiori a quelli delle principali economie avanzate, New Delhi è diventata uno dei principali motori dell'espansione mondiale.
Per il 2026 l'IMF prevede una crescita dell'economia indiana del 7,8%, superiore a quella cinese e nettamente più elevata rispetto alle principali economie avanzate.
Il G7 non è “crollato”
Il cambiamento delle quote mondiali non significa però che le economie del G7 si siano ridotte in termini assoluti.
È soprattutto il peso relativo ad essere cambiato: mentre Cina, India e altre economie emergenti sono cresciute rapidamente, Stati Uniti, Giappone ed economie europee hanno registrato ritmi mediamente più contenuti.
Nel 2026 il G7 continua infatti a rappresentare una componente centrale dell'economia mondiale, oltre a mantenere un peso molto rilevante nei mercati finanziari, nella tecnologia, nella ricerca, nella finanza internazionale e nelle istituzioni economiche globali.
Il mondo economico è diventato più multipolare
La vera trasformazione degli ultimi trent'anni non è quindi semplicemente “BRICS contro G7”.
È il passaggio da un'economia mondiale fortemente concentrata nelle economie avanzate occidentali a un sistema nel quale Asia, Cina, India e altre grandi economie emergenti hanno un peso molto maggiore.
E la tendenza non sembra esaurita: l'IMF continua a prevedere per il 2026 una crescita delle economie emergenti e in via di sviluppo significativamente superiore a quella delle economie avanzate.
Il risultato è un'economia globale più grande, più diversificata e più multipolare — ma anche più complessa, perché il peso economico non coincide necessariamente con quello finanziario, tecnologico, militare o istituzionale.
Il dato più interessante, quindi, non è soltanto chi ha superato chi: è capire come e perché il baricentro dell'economia mondiale si sia spostato così rapidamente verso le economie emergenti.


.jpg?box=317x238c)







