I prossimi decenni saranno caratterizzati da una lotta per le risorse naturali, che renderà il mondo più incline alla stagflazione e restituirà ai governi il controllo delle politiche.
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Dagli inizi degli anni '80 fino allo scoppio della pandemia di COVID-19 nel 2020, l'economia mondiale ha goduto di condizioni insolitamente favorevoli. La Guerra Fredda si era conclusa, i bilanci della difesa si erano ridotti e centinaia di milioni di lavoratori erano entrati nel mercato globale. Energia e metalli erano per lo più a buon mercato e le catene di approvvigionamento si estendevano oltre i confini nazionali, partendo dal presupposto che le merci si sarebbero sempre mosse liberamente. L'inflazione era in calo, in parte grazie alle banche centrali e in parte grazie alla forte ondata di pace, globalizzazione e abbondanza di offerta di cui godevano. Poi le regole del gioco sono cambiate. Tanto che - secondo V. Anantha Nageswaran - “i prossimi decenni saranno caratterizzati da una lotta per le risorse naturali, che renderà il mondo più incline alla stagflazione e restituirà ai governi il controllo delle politiche. Le economie emergenti, ricche di popolazione ma povere di risorse, saranno le più colpite, ma potranno adottare misure concrete per rafforzare la propria resilienza”.






