Le catene globali del valore si sono spezzate. Microchip sempre più introvabili

I microchip sono prodotti in Asia con un lungo processo di lavorazione. La pandemia ne ha aumentato la domanda, ma anche rallentato la produzione a causa delle misure di contenimento del virus

Le catene del valore si sono spezzate. Microchip sempre più introvabili

L’impatto della pandemia sulla produzione manifatturiera a livello mondiale è stato radicalmente differente da tutti quelli causati dalle altre pandemie nel corso degli ultimi cento anni. “Quella attuale ha colpito quasi in contemporanea tutte le maggiori economie manifatturiere provocandone una quasi simultanea recessione – spiega Gianni Paramithiotti -, data la loro stretta interdipendenza produttiva, supportata dai molteplici e profondi flussi commerciali pluridirezionali a livello globale”.

Dalla metà degli anni ‘80, infatti, si è assistito a una sempre più stretta interconnessione produttiva fra aree internamente integrate e differentemente specializzate, che ha prodotto un sempre più consistente scambio di beni finali e intermedi a livello planetario, dando origine alla cosiddetta global value chain.

Dallo scorso anno, il settore manifatturiero mondiale ha dovuto così sopportare shock di differente natura. “Un esempio di bene intermedio, la cui offerta ha patito tutte le negative conseguenze provocate dall’applicazione delle misure di contenimento della pandemia e la cui scarsità costringe oggi le industrie produttrici di diversi beni a ridurre la produzione, quando non addirittura a sospenderla come nel caso dell’industria europea dell’auto, è rappresentato dai microchip – aggiunge Paramithiotti -. Sono prodotti principalmente in Asia ed esportati in Occidente, dove sono utilizzati dall’industria per la produzione sia di beni finali sia di macchinari, a loro volta riesportati verso Oriente in quanto componenti necessarie per ottenere l’incremento della capacità produttiva locale, anche degli stessi semiconduttori.”

Occorre inoltre considerare che nel corso del 2020, la domanda mondiale di microchip è aumentata del 6,5% a causa dello spostamento della domanda finale verso beni la cui produzione ne richiede una maggiore quantità, ma anche una migliore qualità. “Per far fronte all’aumento di domanda, nel breve periodo, l’industria dei semiconduttori ha risposto con un incremento del tasso di utilizzo degli impianti – conclude Paramithiotti - ma la lunghezza del processo spiega perché alcune industrie siano attualmente costrette a rallentare la propria produzione, se non a sospenderla, in carenza di forniture dedicate”.

Nel breve periodo, bisogna quindi rassegnarsi a una prolungata carenza di offerta di microchip sui mercati mondiali con le conseguenze negative già manifestatesi. E nel lungo periodo a chi spetterà il primato globale dell’industria globale dei semi conduttori? Stati Uniti o Cina?

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