Amazon è il simbolo dello spreco. Ed è solo la punta dell’iceberg

Il colosso di Bezos distrugge ogni anno milioni di prodotti invenduti, rivelando una profonda inefficienza della nostra economia del consumo e un modello imprenditoriale che ha enormi conseguenze per l’ambiente

Amazon è il simbolo dello spreco. Ed è solo la punta dell’iceberg

Nelle settimane scorse il canale britannico Itv News ha mandato in onda un’inchiesta su Amazon, rivelando che il magazzino di Amazon a Dunfermline (Scozia) distrugge ogni anno milioni di prodotti invenduti. Tra questi anche ventilatori Dyson, aspirapolvere, MacBook e iPad. Alcuni prodotti finiscono negli impianti di riciclaggio, ma la maggior parte finisce nelle discariche. Il rapporto mette in evidenza la frattura tra l’immagine che l’azienda cerca di trasmettere e il modo in cui si comporta, ma sottolinea anche la profonda inefficienza della nostra economia del consumo. E Itv News non è la prima a documentarlo.

Nel 2019 un documentario della rete Rtl rivelava che in Francia nel 2018 Amazon aveva fatto sparire più di tre milioni di prodotti. Rtl aveva scoperto che tra le cause dello spreco c’era l’aumento dei costi di stoccaggio che Amazon impone ai venditori terzi per tenere i loro prodotti nei suoi magazzini. I venditori sono invitati ad approfittare di questa opzione perché garantisce una migliore visibilità sulla piattaforma, ma Rtl aveva raccontato che il costo di un metro di spazio in un magazzino di Amazon era salito alle stelle, e questo spingeva i venditori a distruggere i loro prodotti invenduti.

Anche l’emittente pubblica tedesca Das Erste ha pubblicato un’inchiesta evidenziando che ai lavoratori di Amazon (in Germania) veniva chiesto di tirare fuori prodotti integri dalle confezioni e perfino di danneggiarli intenzionalmente, in modo da poterli distruggere in base alle leggi tedesche sull’economia circolare.

Cosa ci dicono queste rivelazioni a proposito di Amazon? Aumentando le tariffe per i venditori, il colosso di Bezos rende le merci più costose e nel frattempo aumenta i suoi ricavi. Il problema è che la quantità di rifiuti provenienti dai centri logistici dimostra che l’ottimizzazione a beneficio del consumatore produce effetti collaterali rilevanti. Il modello imprenditoriale di Amazon ha in pratica enormi conseguenze per l’ambiente.

La società di Jeff Bezos non è la sola colpevole. Oltre ad Amazon, anche la catena di supermercati Tesco è finita nell’occhio del ciclone per lo spreco che generava. L’azienda di vendita al dettaglio Target è stata multata in California per aver smaltito illegalmente per anni pericolosi rifiuti elettronici. Giganti come Cartier e Nike hanno ammesso di distruggere i prodotti invenduti in modo da mantenere alto il valore di quelli in commercio. E questa è solo la punta dell’iceberg.

Fonte
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