Gilet gialli, sfondato con una scavatrice il portone del Ministero dei Rapporti con il Parlamento

Dopo l'arresto di Drouet, la scontata reazione dei gilet gialli

Sorge spontanea una domanda: che senso ha avuto approvare in tempi record costosi provvedimenti per provare a sedare le agitazioni dei gilet gialli, se poi, dopo averli attaccati durante il messaggio di fine anno, si è passati all’arresto di Eric Drouet, uno dei leader del movimento, e alla scontata reazione di sabato 5 gennaio che ha innescato scontri tra manifestanti e polizia in numerose città francesi?

A Parigi un gruppo di 15 gilet gialli ha sfondato con una scavatrice (soltanto successivamente si è appreso che il mezzo usato è un carrello elevatore) la porta del Ministero dei Rapporti con il Parlamento dove ha sede l'ufficio del portavoce del Governo, Benjamin Griveaux, che insieme ad alcuni collaboratori è stato evacuato dalle forze di sicurezza. I manifestanti sono entrati nel cortile e hanno danneggiato i veicoli parcheggiati, prima di darsi alla fuga.

Il presidente francese, che ha visto crollare la fiducia nei suoi confronti nei mesi scorsi, sembra in confusione. Prima ha approvato misure che spingeranno il rapporto deficit/Pil della Francia oltre il noto 3%, salvo poi innescare un’inevitabile escalation.

E, infatti, subito dopo l’Atto VIII del 5 gennaio, Emmanuel Macron ha denunciato “un’estrema violenza che ha attaccato la Repubblica. Chi compie queste azioni dimentica il nocciolo del nostro patto civico. Giustizia sarà fatta.” La telenovelas comincia a essere troppo scontata: seguiranno arresti e nuove manifestazioni (più violente).

E nessuno sembra prestare attenzione al segnale che le mobilitazioni dei "gilet gialli" stanno lanciando: la globalizzazione ha accentuato la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi a livello nazionale. La distanza tra ricchi e poveri è aumentata, troppo.

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