
L'Italia si conferma il Paese più anziano dell'Unione europea e uno di quelli destinati a registrare il più forte calo della popolazione nei prossimi decenni.
Secondo il Terzo Rapporto sulla Trasformazione Demografica pubblicato dalla Commissione europea e realizzato dal Joint Research Centre (JRC), il nostro Paese potrebbe perdere oltre 50 milioni di abitanti entro il 2100, diventando uno degli esempi più evidenti della crisi demografica che interessa l'Europa.
L'Europa entra nell'era del declino demografico
Per la prima volta nella sua storia moderna, la popolazione dell'Unione europea ha raggiunto il proprio picco.
Le proiezioni indicano che gli abitanti passeranno dagli attuali 450,6 milioni a circa 445 milioni nel 2050, per poi scendere a 398,8 milioni entro il 2100, con una riduzione complessiva di quasi il 12%.
Parallelamente crescerà il peso della popolazione anziana: entro la metà del secolo quasi un europeo su tre avrà almeno 65 anni, contro uno su cinque registrato oggi.
Italia: record di età media e natalità tra le più basse
Il quadro italiano appare particolarmente critico.
Nel 2025 l'età media della popolazione ha raggiunto 49,1 anni, il valore più elevato dell'Unione europea, ben superiore alla media comunitaria di 44,9 anni. Per confronto, in Irlanda l'età media è di appena 39,6 anni.
Anche sul fronte della natalità l'Italia continua a mostrare una delle performance peggiori d'Europa: il tasso di fertilità si mantiene poco sopra 1,1 figli per donna, molto distante dalla soglia di 2,1 figli necessaria per garantire il ricambio generazionale senza il contributo dell'immigrazione.
Si vive più a lungo, ma aumenta la pressione sul welfare
Il progressivo invecchiamento è il risultato anche di un dato positivo: gli europei vivono sempre più a lungo.
Secondo la Commissione europea, l'aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 81,5 anni, mentre entro il 2100 potrebbe superare 90 anni per le donne e 86 anni per gli uomini.
L'Italia si colloca ai primi posti in Europa anche per longevità, grazie ai progressi della medicina, alla qualità dell'assistenza sanitaria e alle migliori condizioni di vita.
Tuttavia, questo scenario comporta nuove sfide per il sistema pensionistico, la sanità pubblica, l'assistenza agli anziani e la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Mercato del lavoro e crescita economica sotto pressione
La diminuzione della popolazione in età lavorativa rischia di incidere profondamente sulla competitività dell'economia italiana.
Secondo numerosi studi di Commissione europea, OCSE e Fondo Monetario Internazionale, il calo demografico potrebbe tradursi in una minore disponibilità di forza lavoro, una crescita economica più debole e maggiori difficoltà nel finanziare pensioni e servizi pubblici.
Per questo Bruxelles invita gli Stati membri ad accelerare le politiche a sostegno della natalità, della partecipazione femminile al lavoro, dell'invecchiamento attivo, della formazione continua e dell'immigrazione qualificata.
La "Silver Economy" diventa una grande opportunità
Accanto alle criticità emerge anche una nuova prospettiva economica.
La Commissione europea evidenzia il crescente potenziale della Silver Economy, l'insieme delle attività economiche dedicate alla popolazione over 65: sanità digitale, assistenza domiciliare, robotica, domotica, turismo, mobilità, assicurazioni e servizi finanziari.
Secondo le istituzioni europee, l'invecchiamento della popolazione rappresenterà una delle principali trasformazioni economiche e sociali del XXI secolo, imponendo un ripensamento delle politiche pubbliche ma aprendo anche nuovi mercati ad alto valore aggiunto.
L'Italia, oggi il Paese più anziano d'Europa, sarà uno dei principali laboratori di questa trasformazione.


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