Gli Usa hanno giganteschi debiti, dipendono dai prestiti fatti dai risparmiatori e dagli investitori mondiali, non possono più stampare nuovi dollari per coprire il debito.
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“Gli Stati Uniti hanno giganteschi debiti, dipendono in maniera determinante dai prestiti fatti dai risparmiatori e dagli investitori mondiali, non possono più stampare nuovi dollari per coprire il debito e producono sempre meno. Per questo il dollaro sta perdendo terreno. A fronte di ciò registrano una gigantesca bolla finanziaria, sganciata dalla realtà e sorretta, di nuovo, dal trasferimento dei risparmi globali verso i titoli Usa in larga misura per la mediazione decisiva dei grandi gestori, a cominciare da BlackRock. Inoltre, e si tratta di un dato decisivo, scontano un'inflazione che riduce il potere d'acquisto di larga parte della popolazione Usa, afflitta dagli alti tassi di interesse imposti proprio dall'inflazione e dal dollaro debole. Da tutto ciò deriva la pericolosità dell'ex Impero, che si trova a fare i conti con un vero e proprio cambiamento epocale di ruolo nelle gerarchie mondiali; un cambiamento che la politica e persino la cultura popolare degli Stati Uniti dovrebbero affrontare, dopo aver coltivato per decenni il culto del primato”. È la tagliente analisi firmata da Alessandro Volpi.










