
La Germania compie un passo che fino a pochi mesi fa sarebbe stato impensabile. Il cancelliere Friedrich Merz, intervenendo a Parigi, ha dichiarato la “eventuale disponibilità” della Bundeswehr a dispiegare truppe in un Paese Nato confinante con l’Ucraina, pur escludendo — almeno per ora — un impiego diretto sul territorio ucraino. Una formula prudente, ma politicamente significativa: Berlino si prepara a un ruolo più attivo nel contenimento della Russia lungo il fianco orientale dell’Alleanza.
Starmer: “Hub militari franco-britannici in Ucraina”
Molto più esplicito il premier britannico Keir Starmer, che al termine della riunione dei Volenterosi ha annunciato che Regno Unito e Francia istituiranno hub militari in Ucraina dopo il cessate il fuoco. Non basi permanenti nel senso classico, ma strutture logistiche e operative per addestramento, coordinamento e supporto alle forze ucraine. Un segnale chiaro: Londra e Parigi intendono restare sul terreno anche nella fase post-bellica.
La dichiarazione di Parigi: impegni vincolanti contro Mosca
Il punto più delicato emerge dal testo finale della Dichiarazione di Parigi dei Volenterosi. Al punto 5, i Paesi firmatari parlano di “impegni vincolanti” a sostegno dell’Ucraina in caso di un futuro attacco armato russo, per ripristinare pace e sicurezza.
Gli strumenti previsti sono ampi: uso di capacità militari; condivisione di intelligence; supporto logistico; iniziative diplomatiche coordinate; nuove sanzioni contro Mosca. È il tentativo europeo di costruire una deterrenza credibile, senza attendere l’ombrello automatico della Nato.
La posizione italiana: sostegno sì, truppe no
Diversa la linea di Roma. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo una nota di Palazzo Chigi, ha ribadito il sostegno dell’Italia alla sicurezza di Kiev, ma ha confermato un punto fermo:
nessun impiego di truppe italiane sul terreno.
L’Italia sottolinea inoltre due principi chiave: la volontarietà della partecipazione alla forza multinazionale; il rispetto delle procedure costituzionali nazionali per qualsiasi decisione militare futura. Una posizione che mantiene Roma nel perimetro della coalizione, ma con un profilo più cauto.
Un’Europa più militare, ma ancora divisa
Il vertice di Parigi segna un passaggio storico: l’Europa discute apertamente di presenza militare, deterrenza e garanzie armate, temi che per decenni erano rimasti tabù. Ma le differenze restano evidenti.



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