
Il World Economic Forum si trasforma in una piazza politica globale. L’Atlantico è attraversato da nuove tensioni e lo spettro di una guerra dei dazi riporta instabilità nei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Lo scontro tra Bruxelles e la Casa Bianca di Donald Trump entra in una fase di aperta contrapposizione.
Europa e Stati Uniti verso il punto di rottura
“Ci stiamo avvicinando pericolosamente al punto di rottura”. Le parole del premier belga Bart De Wever fotografano il clima. A guidare la risposta europea emerge Emmanuel Macron, bersaglio diretto degli attacchi del presidente americano. “Trump vuole un’Europa vassalla, noi preferiamo il rispetto ai bulli”, scandisce il leader francese da Davos.
L’attacco di Trump: nel mirino Macron, vino e champagne
A innescare l’escalation è lo stesso Trump, che attacca pubblicamente Macron per il suo rifiuto di entrare nel Board of Gaza e ne mette in dubbio la tenuta politica. Poi torna alla sua arma preferita: i dazi. La minaccia è pesantissima: tariffe fino al 200% su vino e champagne francesi, simboli dell’export e dell’identità economica di Parigi.
Macron-show a Davos: “Ambizioni imperiali e diritto calpestato”
La risposta del presidente francese non si fa attendere. A Davos, con occhiali da sole a specchio per un problema agli occhi, Macron inscena un vero one man show. Prima l’ironia, poi l’affondo: accusa Trump di ambizioni imperiali, di violare il diritto internazionale e di usare i dazi come strumento di pressione sulla sovranità europea.
Divisioni in Europa sulla linea dura
Molti leader condividono il giudizio politico di Macron, ma non tutti sono pronti allo scontro frontale. L’ipotesi di attivare lo strumento anti-coercizione Ue, il cosiddetto “bazooka commerciale”, resta minoritaria tra i Ventisette. Più probabile l’adozione di controdazi per 93 miliardi di euro.
Von der Leyen: “I dazi sono un errore”
Dal palco di Davos interviene anche Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea ribadisce che “i dazi sono un errore” e avverte: la risposta europea sarà “ferma, unita e proporzionata”. L’indipendenza strategica dell’Europa, sottolinea, è un imperativo strutturale, non una reazione emotiva a Trump.
Dialogo aperto, ma senza concessioni
La linea di Bruxelles resta quella del dialogo, soprattutto su dossier sensibili come la sicurezza artica e il ruolo della Nato. Ma il clima è cambiato: le aspettative su un possibile incontro chiarificatore con Trump restano basse, e la cautela domina le cancellerie europee.
Il Parlamento europeo congela l’accordo Ue-Usa
La prima risposta concreta arriva dall’Eurocamera. Il leader del Ppe Manfred Weber annuncia l’intesa tra i gruppi della maggioranza per sospendere l’accordo commerciale Ue-Usa firmato lo scorso luglio. Una decisione che spacca anche i partiti sovranisti e segna un cambio di passo nei rapporti con Washington.
Bruxelles chiude la porta? Non ancora
L’Unione europea non interrompe il dialogo con gli Stati Uniti, ma il messaggio è chiaro: nessuna concessione sotto minaccia. A Bruxelles cresce la convinzione che, con Trump, la prudenza sia d’obbligo. Anche nei messaggi.







