
La storia degli Stati Uniti è profondamente intrecciata con il conflitto armato. Contrariamente alla narrazione ufficiale, secondo cui Washington interverrebbe solo per difendere la democrazia, la tabella dei presidenti e delle guerre mostra una continuità sorprendente: quasi ogni inquilino della Casa Bianca ha guidato almeno un conflitto militare.
Dall’isolazionismo all’impero globale
Prima del 1941, gli Stati Uniti erano una potenza riluttante, più concentrata sulla crescita interna che sulla proiezione militare. La Seconda guerra mondiale rappresenta il punto di svolta: con Franklin D. Roosevelt e Harry Truman nasce l’ordine internazionale a guida americana, sostenuto da basi militari, alleanze e interventi armati.
La Guerra Fredda
Con Dwight Eisenhower, John F. Kennedy e Lyndon Johnson, la strategia statunitense si struttura attorno al contenimento del comunismo. Corea, Vietnam, America Latina e Africa diventano teatri di una guerra globale indiretta. La guerra del Vietnam, in particolare, segna uno spartiacque politico e culturale, mostrando i limiti della potenza USA.
Dopo l’Urss: l’illusione unipolare
Con la caduta del Muro, gli Stati Uniti entrano nella fase unipolare. George H. W. Bush guida la Guerra del Golfo, Bill Clinton interviene nei Balcani, George W. Bush lancia le guerre di Afghanistan e Iraq dopo l’11 settembre.
Il XXI secolo: guerre infinite e interventi “a bassa intensità”
Barack Obama, Donald Trump e Joe Biden hanno ridotto l’impiego diretto di truppe, ma ampliato l’uso di droni, operazioni speciali e proxy wars. Afghanistan, Siria, Libia e la competizione con Cina e Russia segnano una nuova fase di conflittualità globale.
Una presidenza quasi sempre in guerra
La tabella dei presidenti e delle guerre (sotto riportata) mostra una tendenza strutturale:
- il conflitto armato è parte integrante della leadership statunitense;
- la politica estera USA oscilla tra interventismo diretto e guerra indiretta;
- ogni presidente eredita un apparato militare globale difficile da smantellare.
Il paradosso
Gli Stati Uniti si definiscono una potenza “riluttante”, ma la cronologia dei conflitti suggerisce il contrario: la guerra è una componente strutturale della presidenza. Non è solo una scelta politica: è una funzione del sistema imperiale, della posizione del dollaro, delle alleanze e del complesso militare-industriale.
I presidenti Usa e le guerre
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Presidente |
Mandato |
Partito |
Guerre / conflitti principali |
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Harry S. Truman |
1945–1953 |
DEM |
Fine WWII (1945) e inizio della guerra fredda; Guerra di Corea (1950–53) |
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Dwight D. Eisenhower |
1953–1961 |
REP |
Fine guerra di Corea; intervento in Iran (1953), Guatemala (1954) e Repubblica democratica del Congo (1960) |
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John F. Kennedy |
1961–1963 |
DEM |
Baia dei Porci (1961); crisi dei missili di Cuba; avvio escalation Vietnam (1961) |
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Lyndon B. Johnson |
1963–1969 |
DEM |
Guerra del Vietnam - invio di truppe (1964) |
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Richard Nixon |
1969–1974 |
REP |
Vietnam (bombardamenti in Cambogia e Laos) |
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Gerald Ford |
1974–1977 |
REP |
Fine guerra del Vietnam (1975); Cile (1974) |
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Jimmy Carter |
1977–1981 |
DEM |
Nessuna guerra avviata |
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Ronald Reagan |
1981–1989 |
REP |
Grenada (1983); Libano; bombardamenti in Libia (1986) |
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George H. W. Bush |
1989–1993 |
REP |
Guerra del Golfo (1990); Panama (1989) |
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Bill Clinton |
1993–2001 |
DEM |
Bosnia (1995); Kosovo (1999); Somalia |
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George W. Bush |
2001–2009 |
REP |
Afghanistan (2001); Iraq (2003) |
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Barack Obama |
2009–2017 |
DEM |
Afghanistan e Iraq (proseguimento); Libia (2011); guerra a ISIS (2014) |
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Donald Trump |
2017–2021 |
REP |
Nessuna guerra avviata |
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Joe Biden |
2021–2025 |
DEM |
Ritiro dall’Afghanistan (2021); supporto militare indiretto a Ucraina |
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Donald Trump |
2025– |
REP |
Intervento, Iran (2025), Nigeria, (2025) Venezuela (2026) |


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